Ispirazione3
La scorsa è stata una settimana nervosa e volatile sui mercati finanziari. A catalizzare l’attenzione sono stati due macro-temi: la riunione della Fed e le trimestrali delle grandi aziende tecnologiche americane. Il FOMC ha votato a maggioranza, 9 voti a 3, per confermare i tassi nel range 3,5-3,75%. La decisione era scontata dal mercato, che ha puntato il dito sui 3 voti contrari, segnale di un inedito dissenso tra i banchieri centrali USA e soprattutto di una Fed più “falco” nei mesi a venire. Inevitabilmente la curva dei rendimenti obbligazionari si è irripidita.
Per la quarta settimana consecutiva, l'attenzione degli investitori è stata rivolta prevalentemente alle tensioni tra USA e Iran. Ancora una volta, le parole del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si sono confermate il vero market mover per Borse e materie prime, in particolare per i prezzi del greggio.
Nell’ultima ottava Wall Street ha tentato un recupero dopo le vendite che avevano caratterizzato la settimana precedente. Il rimbalzo, avviato venerdì 6 febbraio, si è però interrotto mercoledì in seguito alla pubblicazione dei dati sul mercato del lavoro statunitense. Le rilevazioni, risultate migliori delle attese, hanno riacceso le riflessioni degli operatori sulla possibile traiettoria della politica monetaria e sulle prossime mosse di Jerome Powell in quest’ultimo scorcio del suo mandato.