I falchi volano sul mercato
La scorsa è stata una settimana nervosa e volatile sui mercati finanziari. A catalizzare l’attenzione sono stati due macro-temi: la riunione della Fed e le trimestrali delle grandi aziende tecnologiche americane. Il FOMC ha votato a maggioranza, 9 voti a 3, per confermare i tassi nel range 3,5-3,75%. La decisione era scontata dal mercato, che ha puntato il dito sui 3 voti contrari, segnale di un inedito dissenso tra i banchieri centrali USA e soprattutto di una Fed più “falco” nei mesi a venire. Inevitabilmente la curva dei rendimenti obbligazionari si è irripidita.
Nel frattempo è proseguita la ricerca dell’effetto wow nei conti delle aziende tech. E se la prima parte dell’ottava è stata all’insegna delle vendite, con il NASDAQ che, perdendo oltre il 10% dai massimi, ha registrato la sua seconda correzione tecnica del 2026, i solidi risultati di Microsoft hanno riportato fiducia tra gli operatori. Restano però dubbi sulla redditività degli hyperscaler, con il mercato scottato dai flussi di cassa generati da Alphabet e Meta. Investimenti in forte crescita e cash flow deludenti rendono il tech ancora più sensibile alla politica monetaria. La ripartenza del petrolio, poi, non agevola l’ipotesi di un allentamento monetario nel breve. Sul mercato, al momento, volano i falchi.
Appuntamenti Macro
| Lunedì 03/08 | La settimana inizia con i numeri definitivi sul sentiment dei direttori degli acquisti del manifatturiero di Zona Euro, Gran Bretagna e Stati Uniti. Focus anche sulle vendite al dettaglio tedesche e sull’indice statunitense che misura le spese per costruzioni. |
| Martedì 04/08 | L’Istat diffonde l’aggiornamento sulle vendite al dettaglio mentre dagli USA sono in arrivo i numeri su bilancia commerciale, offerte di lavoro e ordini alle fabbriche. |
| Mercoledì 05/08 | In calendario ci sono i dati definitivi sul PMI servizi di Zona Euro, Regno Unito e Stati Uniti. |
| Giovedì 06/08 | Alle 8 riflettori puntati sugli ordini alle fabbriche tedesche mentre due ore più tardi sarà la volta della produzione industriale italiana. Eurostat diffonde l’aggiornamento sulle vendite al dettaglio mentre la BCE pubblica il suo Bollettino mensile. Dall’altra sponda dell’Atlantico è in arrivo il dato sulle richieste di sussidio di disoccupazione. |
| Venerdì 07/08 | Germania protagonista prima dell’avvio con i numeri di bilancia commerciale e produzione industriale. Dagli USA sono in arrivo le statistiche su nuove buste paga nel settore non agricolo e tasso di disoccupazione. |
| Domenica 09/08 | In Cina sono in calendario i numeri di prezzi alla produzione e al consumo. Si riunisce il board dell’OPEC. |
Fed ferma, zero sconti sul 2%
La Federal Reserve ha confermato il corridoio dei Fed Funds al 3,50%-3,75%, ma i tassi fermi non significano toni morbidi sull’inflazione. La decisione non è stata unanime: tre governatori su dodici, Beth Hammack, Neel Kashkari e Lorie Logan, avrebbero preferito un rialzo di 25 punti base. Il presidente Kevin Warsh, scelto da Trump per il profilo accomodante, ha chiarito subito i termini del mandato in conferenza stampa: “non esiste un obiettivo d’inflazione morbido”, ha detto, ribadendo che il target resta fissato al 2%. Una precisazione utile, visto che i rendimenti lungo la curva dei Treasury sono saliti fino al decile più alto degli ultimi vent’anni. Warsh legge questo movimento come un segnale positivo: i mercati guardano ai dati reali più che alle indicazioni della Banca centrale, complice anche l’abbandono della forward guidance deciso dal nuovo presidente. Attività in espansione, occupazione stabile, investimenti robusti: il quadro resta solido mentre l’inflazione permane sopra l’obiettivo per il sessantatreesimo mese consecutivo. Il presidente ha ridimensionato il peso dei tre voti contrari, definendo la squadra quella giusta per vincere la battaglia contro il carovita. Non ha escluso nuovi rialzi se l’inflazione dovesse confermarsi elevata, ma ha respinto l’idea di una “fine tuning” della politica monetaria. Tassi fermi, la linea resta quella di sempre: nessun obiettivo morbido, nessuno sconto sul 2%.
Con l’AI il pharma gioca in attacco
Il mese di luglio è stato caratterizzato dalla volatilità e da un cambio di approccio da parte degli investitori che ha favorito una rotazione settoriale. I forti investimenti dei colossi tech per lo sviluppo dell’infrastruttura AI e la voglia di verificarne la bontà reddituale hanno portato gli operatori del mercato a ridurre l’esposizione al settore tecnologico e a riposizionarsi su asset maggiormente difensivi. Tra questi, quello farmaceutico, come fotografato dall’indice MSCI World Healthcare. Il basket ha registrato un rialzo mensile di poco superiore al punto percentuale, il NASDAQ 100 ha invece lasciato sul terreno circa il 3,5%. A livello più ampio, la tendenza dello scorso mese conferma un trend in atto già da un po’: nell’ultimo anno l’indice farmaceutico ha messo a segno un rotondo +20%. Oltre alla sua natura difensiva e a una valutazione che in termini di multipli è nettamente meno cara del settore tech, il pharma rappresenta un modo indiretto per investire sull’AI. Grazie ai nuovi sistemi tecnologici il comparto appare tra i maggiori beneficiari economici della rivoluzione in atto. Sviluppare un nuovo farmaco costa oggi mediamente 2,4 miliardi di dollari e 13 anni per arrivare in commercio. L’AI permette di agire su entrambe le leve. Secondo i report di Morgan Stanley e McKinsey, gli algoritmi predittivi e i modelli di generative protein-folding abbattono del 40% i tempi di arruolamento dei trial clinici. Valore che trova d’accordo ARK, secondo cui per arrivare sul mercato un farmaco ci metterà 8 anni. Soprattutto saranno i costi di sviluppo a ridursi in modo significativo, arrivando a soli 700 milioni di dollari per ogni nuovo farmaco. Si tratta di un abbattimento nell’ordine del 70%. Ecco spiegato l’impegno dei player del settore su questo fronte. Studi di Mordor Intelligence stimano che il mercato dell’IA nel settore farmaceutico raggiungerà i 6,16 miliardi di dollari nel 2026, con un CAGR del 41,52% fino al 2031.