Hormuz aperto, petrolio giù: la Fed può aspettare
Mercoledì sera, a Versailles, Donald Trump ha firmato il memorandum d'intesa con Teheran per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Mercoledì sera, a Versailles, Donald Trump ha firmato il memorandum d'intesa con Teheran per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Il documento di quattordici paragrafi traccia una road map verso la pace: Iran e USA dichiarano la cessazione permanente delle ostilità su tutti i fronti, incluso il Libano. Washington rimuoverà il blocco navale entro trenta giorni; Teheran garantisce il transito sicuro delle navi commerciali per due mesi, prorogabili.
Sul fronte economico, gli Stati Uniti sblocceranno i fondi iraniani congelati e concederanno deroghe per l'export di petrolio grezzo. Un fondo da 300 miliardi di dollari finanzierà la ricostruzione dell'Iran. Le sanzioni verranno rimosse a tappe nell'ambito di un accordo finale legato al dossier nucleare. Ma proprio quando Hormuz sembrava poter allentare le tensioni inflazionistiche globali, la Fed ha lanciato un segnale restrittivo. Nella sua prima conferenza stampa da presidente, Kevin Warsh ha confermato i tassi al 3,50%-3,75%, con nove membri su diciotto del FOMC favorevoli ad almeno un rialzo nel 2026. La mediana del dot plot è salita dal 3,4% al 3,8%. Warsh ha tuttavia riconosciuto che un accordo solido con l'Iran - e un calo duraturo del petrolio - potrebbe rendere superfluo un inasprimento. Con Hormuz aperto, anche la Fed può permettersi di respirare.
Appuntamenti Macro
| Lunedì 22/06 | La settimana si apre con la decisione della People's Bank of China sui tassi sui prestiti a 1 e 5 anni. Nel pomeriggio attenzione all'aggiornamento sul sentiment dei consumatori europei. |
| Martedì 23/06 | Da Zona Euro, Gran Bretagna e Stati Uniti sono in arrivo gli aggiornamenti sul sentiment dei direttori degli acquisti del manifatturiero e dei servizi, i famigerati indici PMI (Purchasing Managers' Index) elaborati da S&P Global. |
| Mercoledì 24/06 | Nel corso della prima parte riflettori puntati sull'indice tedesco IFO, quello che misura il sentiment degli operatori economici, mentre nel pomeriggio sarà la volta del dato statunitense che misura le vendite di case nuove. |
| Giovedì 25/06 | La Banca Centrale Europea diffonde il suo bollettino economico mentre dagli USA sono in arrivo gli aggiornamenti sull'indice dei prezzi PCE, sulla crescita del PIL (dato finale), sui redditi, sulle spese e sulle nuove richieste di sussidio di disoccupazione. |
| Venerdì 26/06 | La settimana si chiude con l'indice che misura l'andamento dei prezzi nell'area di Tokyo, con il dato preliminare sulle scorte all'ingrosso statunitensi e con la lettura finale del sentiment dei consumatori elaborata dall'Università del Michigan. |
Il nuovo corso inizia con PMI e PCE
L'inflazione è una scelta. Lo ha detto Kevin Warsh davanti alle telecamere nel corso della sua prima conferenza stampa da numero uno della Fed. Il FOMC ha lasciato invariato il tasso sui Federal Funds nel range 3,50 - 3,75% mentre i dot plot hanno ribaltato lo scenario: si è passati dal prezzare un taglio a scontare un rialzo. Warsh ha anche cambiato paradigma comunicativo: non più la Fed come bussola dei mercati, ma i mercati come meccanismo di informazione per la Fed. Risultato pratico: ogni dato macro torna a pesare per quello che è, senza il filtro rassicurante delle forward guidance. Il primo test di questo nuovo regime arriverà martedì 23 giugno, con la pubblicazione dei PMI flash di giugno 2026, gli indici S&P Global che misurano in tempo reale il polso dell'economia americana. Si tratta degli indicatori anticipatori più seguiti dagli operatori: vengono pubblicati circa 12 giorni dopo la fine del mese, basati sull'85-90% delle risposte raccolte, e coprono i tre segmenti chiave - manifattura, servizi e composito. Giovedì sarà invece la volta del PCE, il dato preferito dalla Banca centrale perché in grado di misurare l'andamento dei prezzi dei prodotti realmente acquistati dai consumatori. In un contesto in cui la Fed ha smesso di offrire forward guidance, il PMI ed il PCE rappresentano due strumenti cardine in grado di anticipare le mosse della Banca centrale o, più precisamente, di anticipare i dati su cui la Banca centrale si baserà per decidere.
La Fed taglia le promesse, non i tassi
C'è una frase che Kevin Warsh ha ripetuto più volte durante la sua prima conferenza stampa da presidente della Federal Reserve: stabilità dei prezzi. Non crescita, non occupazione, non equilibrio. Stabilità dei prezzi. Un'ossessione dichiarata che segna una discontinuità netta con il recente passato della Banca centrale americana e che, nei giorni successivi al meeting di giugno, ha già cominciato a riscrivere le aspettative dei mercati globali. Se la decisione di lasciare invariato il tasso di riferimento al 3,50% - 3,75% era ampiamente scontata, è ciò che è accaduto attorno alla decisione a fare notizia. Il dot plot - il grafico delle proiezioni sui tassi dei singoli membri del FOMC, il c.d. Summary of Economic Projections - ha rivelato un comitato più diviso e più aggressivo rispetto a marzo. Nove membri su diciotto si aspettano almeno un rialzo entro fine 2026, con la mediana che è balzata al 3,8% dal precedente 3,4% (quindi dall'attesa di un taglio alla stima di una stretta). Ma la vera svolta non è stata nel comunicato, bensì in ciò che il comunicato non conteneva più. La dichiarazione ufficiale del FOMC è stata radicalmente semplificata: via la forward guidance, via i segnali prospettici, via la consuetudine di offrire ai mercati una bussola sui prossimi movimenti di policy. "I mercati devono reagire ai dati, non alle parole della Fed", ha spiegato Warsh, rivendicando la scelta di astenersi perfino dal presentare le proprie proiezioni nel SEP. In un mondo dove la forward guidance è stata accantonata, dove il dot plot potrebbe essere ridisegnato e dove un accordo geopolitico può capovolgere le aspettative dall'oggi al domani, l'unica certezza che Warsh ha voluto lasciare ai mercati è anche la più antica: la Fed farà ciò che serve per garantire la stabilità dei prezzi. Per gli investitori, navigare questa nuova Fed significherà imparare a leggere i dati prima ancora che le dichiarazioni. Proprio come Warsh vuole.