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Fincantieri: tra petrolio e ordini, recupero in vista?

Vontobel Markets
26 mag 2026 | 3 Minuti di lettura
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L'aria leggermente più fresca sul fronte geopolitico, con i dialoghi tra Iran e USA che proseguono, ha spinto il Dow Jones ai massimi storici, con i 51mila pun…L'aria leggermente più fresca sul fronte geopolitico, con i dialoghi tra Iran e USA che proseguono, ha spinto il Dow Jones ai massimi storici, con i 51 mila punti nel mirino. Veleggiano sui top di sempre anche S&P 500® e NASDAQ-100 Index®, con il mercato che la scorsa ottava ha nuovamente vissuto una forte spinta dei titoli legati all'AI.

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Tabella con i principali indicatori economici (indici, valute e commodities)

È stata una settimana che ha vissuto la sua prima parte nell'attesa per la trimestrale di NVIDIA. Risultati che hanno stracciato le attese, con ricavi record a 81,6 miliardi di dollari (+85 per cento a/a). Un'aria resa più fresca anche dalla tregua che si respira sul fronte delle materie prime, con il petrolio che, respinto dalla soglia dei 105 dollari, è tornato sotto i 100 dollari. Aria meno fresca invece attorno al mercato obbligazionario, con le prospettive di politica monetaria che stanno spingendo al rialzo i tassi richiesti lungo tutta la curva. Il focus specifico è la parte più lunga, con il 30 anni americano da qualche seduta stabilmente sopra la soglia del 5 per cento. Le prossime settimane saranno determinanti per capire il polso del mercato su questo fronte, con i titoli di Stato americani ed europei che potrebbero sostituire il petrolio nel ruolo di termometro del sentiment degli operatori.

La doppia trappola

Attenzione ai segnali arrivati la scorsa settimana dagli indici PMI. A maggio, il Purchasing Managers' Index composito della Zona Euro si è fermato a 47,5 - minimo dal 2023, in calo dai 48,8 punti di aprile - per effetto di forze ribassiste convergenti: produzione in calo, nuovi ordini in ribasso, occupazione in flessione. L'Eurozona è stretta tra crescita che cede e costi che non scendono. Una doppia trappola. Il raffreddamento ha colpito sia il manifatturiero sia i servizi. Le imprese segnalano aumenti marcati nei costi di input - energia in primo piano - e una fiducia, tra consumatori e aziende, in costante discesa. Il conflitto in Medio Oriente resta la causa principale dello shock energetico. Rispetto al 2022 mancano però due ammortizzatori: il sostegno fiscale dei governi e la spinta della riapertura post-pandemia. Senza di essi, l'impatto sulla crescita rischia di essere più persistente. Il paradosso è che la domanda debole potrebbe limitare la trasmissione dell'inflazione al consumatore: a maggio i prezzi praticati sono cresciuti solo marginalmente. Le pressioni si scaricano così sui margini aziendali - con ricadute su investimenti, assunzioni e crescita. Se il conflitto restasse irrisolto, il rischio di recessione tecnica smette di essere uno scenario estremo: un'economia che si contrae mentre i costi non mollano. Una doppia trappola difficile da gestire per BCE e governi. Uscirne non sarà una questione di soli tassi.

Fincantieri pronta a navigare

Dopo i fasti del 2025, quando il titolo fece registrare, da inizio anno ai top di ottobre, circa il 400 per cento, da alcuni mesi le azioni Fincantieri in Borsa sono state oggetto di profonde prese di beneficio. Da inizio anno la flessione si aggira intorno al 35 per cento, nonostante i recenti recuperi. Il ritorno sotto la soglia dei 12 euro, talvolta anche degli 11, ha causato una decisa underperformance rispetto a grandi peer globali come General Dynamics o Bae Systems. A spingere al ribasso il sentiment sono due macro temi: un P/E diventato elevato dopo la cavalcata di Borsa e la scarsa marginalità, nota e cara al management. Nel Piano al 2030 scritto dall'AD Folgiero i profitti attesi e la redditività sono visti in crescita, con un Ebitda Margin al 10 per cento. In tale direzione vanno i dati del primo trimestre 2026: pur con un fatturato in calo del 10 per cento a 2,1 miliardi di euro dovuto al confronto con un Q1 2025 eccezionale, l'Ebitda è salito a 159 milioni, con un margine del 7,4 per cento. Il calo dei ricavi non preoccupa: la guidance 2026 è stata alzata a 9,3-9,4 miliardi e il portafoglio ordini è ai massimi di sempre, con 74,2 miliardi di backlog che garantiscono visibilità per diversi esercizi. Nel medio periodo la strategia si focalizza sulla diversificazione ad alto valore: la divisione Cruise garantisce volumi, mentre i veri motori della crescita sono i settori Difesa e Underwater, con target di margini vicini al 18,5 per cento. Un portafoglio di lungo periodo che tuttavia ha raffreddato il mercato negli ultimi mesi: dallo scoppio del conflitto in Iran a venerdì, Fincantieri ha perso circa il 20 per cento del suo valore. Un'azienda altamente energivora è stata penalizzata dai timori che fiammate dell'inflazione energetica avessero ricadute sui margini delle commesse a prezzo fisso. E se la solida trimestrale è stata digerita bene, con il re-pricing da ottobre in poi e un prezzo del petrolio che potrebbe indietreggiare con la fine delle tensioni geopolitiche, Fincantieri potrebbe riprendere a navigare con successo sul mercato come fatto per gran parte dello scorso anno.

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