Gold: cosa c'è dietro il crollo e cosa è successo in passato?
Per la quarta settimana consecutiva, l'attenzione degli investitori è stata rivolta prevalentemente alle tensioni tra USA e Iran. Ancora una volta, le parole del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si sono confermate il vero market mover per Borse e materie prime, in particolare per i prezzi del greggio.
Mercati in cifre
Per la quarta settimana consecutiva, l'attenzione degli investitori è stata rivolta prevalentemente alle tensioni tra USA e Iran. Ancora una volta, le parole del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si sono confermate il vero market mover per Borse e materie prime, in particolare per i prezzi del greggio. Le ambiguità sugli sviluppi dei negoziati tra Washington e Teheran hanno mantenuto alta la tensione tra gli operatori, favorendo il rialzo del petrolio, a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz, e del biglietto verde, che ha continuato a beneficiare del suo status di bene rifugio. Nonostante Trump abbia posticipato nuovamente gli attacchi contro le infrastrutture energetiche dell'Iran al 6 aprile, tra gli investitori è aumentata l'aspettativa che le ultime dichiarazioni del presidente USA siano in realtà un diversivo per prendere tempo in vista di operazione militare sull'isola di Kharg, il cuore del sistema petrolifero iraniano nello Stretto di Hormuz. Nel frattempo, l'OCSE ha affermato che l'impatto del conflitto in Medio Oriente rischia di spingere l'inflazione USA fino al +4,2 per cento nel 2026, mentre il PIL dovrebbe tenere con un +2 per cento, sostenuto dai maxi investimenti nell'AI.
Appuntamenti Macro
| Lunedì 30/03 | La settimana inizia con i dati tedeschi sulle vendite al dettaglio e l'inflazione. Previsto un intervento del chairman della Fed, Jerome Powell. |
| Martedì 31/03 | Dalla Cina sono in arrivo i dati sul sentiment dei direttori degli acquisti (PMI) del manifatturiero e dei servizi. Prima dell'avvio delle contrattazioni in Europa sarà la volta del PIL britannico mentre alle 11 focus sull'inflazione preliminare della Zona Euro. Fronte statunitense, è il giorno dei prezzi delle abitazioni, del PMI Chicago, dell'indice delle offerte di lavoro e di quello che misura la fiducia dei consumatori. |
| Mercoledì 01/04 | In Zona Euro, Gran Bretagna e Stati Uniti sono in agenda i PMI manifatturieri in versione definitiva. Nel caso del Vecchio continente attenzione anche al tasso di disoccupazione mentre dagli USA è in arrivo il dato sulle vendite al dettaglio e la stima ADP. |
| Giovedì 02/04 | La BCE pubblica il suo Bollettino mensile mentre l'Istat diffonde il dato sulle vendite al dettaglio. Il Dipartimento del lavoro USA diffonde le nuove richieste di sussidio di disoccupazione mentre il Bureau of Economic Analysis il saldo della bilancia commerciale. |
| Venerdì 03/04 | Con l'Europa a mezzo servizio in occasione del venerdì santo, dagli USA giungeranno i numeri relativi tasso di disoccupazione e non-farm payrolls a marzo. |
Dual Mandate: la Fed è in trappola?
Il primo venerdì del mese è cerchiato in rosso sui calendari di ogni sala trading. Il prossimo 3 aprile il Bureau of Labor Statistics pubblicherà i dati sul mercato del lavoro americano di marzo 2026. Le Non-Farm Payrolls (NFP) misurano la variazione netta dei posti di lavoro creati al di fuori del settore agricolo nel corso del mese precedente. Insieme al tasso di disoccupazione, rappresentano la bussola principale per leggere lo stato di salute del mercato del lavoro americano. La rilevanza di questi dati non è solo congiunturale. Il mercato del lavoro è il cuore pulsante dei consumi privati, che da soli valgono circa il 70 per cento del PIL. A febbraio, le NFP hanno registrato un calo di 92'000 unità, a cui si sono aggiunte revisioni al ribasso per ulteriori 69'000 posti tra gennaio e dicembre 2025. Ma se il mercato del lavoro era già in stallo quando il quadro macroeconomico appariva relativamente solido, cosa succederà ora che l'incertezza geopolitica, economica e finanziaria ha alzato ulteriormente il livello di guardia? A complicare il quadro c'è la dinamica dei prezzi energetici. Il petrolio e il gas naturale hanno registrato rialzi significativi nelle ultime settimane, alimentando pressioni inflazionistiche che la Fed non può permettersi di ignorare. Ed è qui che entra in gioco il famoso « Dual Mandate » della Banca centrale americana: massima occupazione da un lato, stabilità dei prezzi dall'altro. Due obiettivi che, in questo preciso frangente storico, tirano in direzioni opposte.
L’oro non splende più
Da asset class splendente protagonista di un 2025 da best performer grazie a un rialzo di quasi il 65 per cento, le ultime settimane hanno visto le quotazioni dell'oro perdere smalto. Dallo scoppio del conflitto in Medio Oriente i corsi del gold hanno perso circa il 20 per cento, annullando così i guadagni maturati nei primi due mesi del 2026. Una flessione che arriva addirittura a oltre il 25 per cento dai massimi storici toccati a gennaio. La ragione principale di questo « sell off » non risiede nella perdita di valore intrinseco dell'oro ma in una crisi di liquidità sistemica. Il crollo dei mercati azionari ha costretto i grandi fondi a coprire le perdite maturate sui comparti azionari con la vendita dell'asset più performante in portafoglio, l'oro. Ulteriori vendite sono state generate dai margin call, con il mantenimento delle posizioni a leva finanziate proprio con la chiusura delle posizioni sul gold. La combinazione di questi due elementi ha trasformato il metallo prezioso in una sorta di « bancomat globale ». Le prospettive delle politiche monetarie globali hanno ulteriormente penalizzato le quotazioni. Il conflitto in atto ha spinto al rialzo i prezzi delle materie prime energetiche e portato a un'inversione a U, da espansive a restrittive, delle attese sul fronte dei tassi. Non remunerando i detentori, l'oro è così appesantito da un maggior costo di mantenimento. Guardando a più lungo termine, le Banche centrali possono tuttavia diventare un alleato del gold. Guardando alle crisi del 2008 e a quella del Covid, l'attuale discesa delle quotazioni non appare una sorpresa. Anche allora i corsi del metallo prezioso persero rispettivamente il 32 per cento e il 12 per cento del loro valore nella fase iniziale. L'avvio di politiche di allentamento adottate in risposta alla crisi diede il via a nuovi rally del metallo prezioso. Quando sul mercato inizierà a palesarsi questa possibilità, ecco che il gold sarà pronto a tornare a correre. Per il momento lo scenario appare ancora lontano dal concretizzarsi, con un gold che inevitabilmente non appare destinato a non splendere nel breve termine.