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Dazi, Iran e AI: tre ombre sui mercati globali

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2 mar 2026 | 4 Minuti di lettura
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Copertina weekly note con caffè

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegittimi i dazi generalizzati imposti da Trump in virtù dell’IEEPA, ridimensionando in modo sostanziale il raggio d’azione dell’esecutivo in materia commerciale. Inoltre, nel corso della scorsa ottava ha fatto molto rumore un articolo di Citrini Research sui possibili sconvolgimenti causati dall’intelligenza artificiale. Il report è arrivato in un momento particolare in cui gli operatori, che negli ultimi anni hanno incensato quelli che sembrerebbero essere i vincitori della rivoluzione-AI, sono all’affannosa ricerca di quei titoli e di quei settori che potrebbero essere impattati dalla nuova tecnologia. Lo scenario di quiete apparente sui mercati finanziari è stato probabilmente rotto dall’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele all’Iran.

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Tabella Weekly

Mercato in cifre 2 marzo 2026

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegittimi i dazi generalizzati imposti da Trump in virtù dell’IEEPA, ridimensionando in modo sostanziale il raggio d’azione dell’esecutivo in materia commerciale. Inoltre, nel corso della scorsa ottava ha fatto molto rumore un articolo di Citrini Research sui possibili sconvolgimenti causati dall’intelligenza artificiale. Il report è arrivato in un momento particolare in cui gli operatori, che negli ultimi anni hanno incensato quelli che sembrerebbero essere i vincitori della rivoluzione-AI, sono all’affannosa ricerca di quei titoli e di quei settori che potrebbero essere impattati dalla nuova tecnologia. Lo scenario di quiete apparente sui mercati finanziari è stato probabilmente rotto dall’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele all’Iran. Questa mossa sembrerebbe destinata a rompere quel fragile equilibrio, fatto di incertezza accumulata e tensioni latenti, che ha caratterizzato le ultime settimane. La chiusura dello stretto di Hormuz, una rotta strategica per il trasporto marittimo di greggio, promette di spingere i prezzi del petrolio, di far lievitare i prezzi al consumo e di togliere un importante supporto agli asset rischiosi.

Appuntamenti Macro

Lunedì 02/03 La settimana inizia con i dati finali sui PMI manifatturieri di Zona Euro, Gran Bretagna e Stati Uniti. In calendario anche un intervento della n.1 della BCE, Christine Lagarde.
Martedì 03/03 In agenda troviamo il tasso di disoccupazione giapponese ed un discorso di Kazuo Ueda, il n.1 della Bank of Japan. Eurostat e Istat diffondono la prima stima dell’inflazione nel mese di febbraio in Zona Euro e Italia.
Mercoledì 04/03 S&P pubblica i dati definitivi sul sentiment dei direttori degli acquisti del settore servizi di Eurolandia, UK e USA. In agenda gli aggiornamenti sul tasso di disoccupazione di Zona Euro e Italia mentre dagli Stati Uniti è in arrivo la stima ADP sulle buste paga del settore privato. In serata la Fed diffonde il Beige Book.
Giovedì 05/03 La giornata macroeconomica prevede le vendite al dettaglio di Italia e Zona Euro ed i dati statunitensi su nuove richieste di sussidio di disoccupazione e prezzi delle importazioni.
Venerdì 06/03 Nel corso della prima parte Eurostat diffonde i dati su crescita di Eurolandia e variazione dell’occupazione mentre dopo il giro di boa sarà la volta dei numeri statunitensi sull’andamento del mercato del lavoro a febbraio.

Payrolls, il dato che muove i mercati

Pochi indicatori muovono i mercati con la stessa forza delle non-farm payrolls. Pubblicate ogni primo venerdì del mese, rappresentano il termometro più immediato della salute del mercato del lavoro americano e, per estensione, dell’intera economia. Per la Federal Reserve, che ha un duplice mandato - stabilità dei prezzi e massima occupazione - questi dati non sono semplici statistiche: sono il materiale grezzo con cui si forgia la politica monetaria. Il report di gennaio aveva sorpreso con 130.000 nuovi posti di lavoro, ben oltre le stime nel range 55.000-70.000, con il tasso di disoccupazione sceso al 4,3% dal 4,4%. Un dato che, nonostante le revisioni al ribasso dei mesi precedenti, aveva allontanato lo spettro di un mercato del lavoro in rapido deterioramento. Per febbraio, il consenso degli analisti indica un ritorno alla normalità con una crescita tra 70.000 e 90.000 unità e la disoccupazione stabile tra il 4,3% ed il 4,4%. Questi numeri ci diranno se il mercato del lavoro si sta stabilizzando su un ritmo più lento ma sostenibile, o se il deterioramento di fine 2025 sta riemergendo. Le implicazioni per la Fed sono dirette. I mercati dei tassi scontano attualmente circa 50 punti base di tagli nel 2026, con il primo movimento da 25 bp atteso in luglio e un secondo a dicembre. Ma la Fed di Powell - come rivelato chiaramente dalle minutes di gennaio - non ha alcuna fretta. Un mercato del lavoro ancora solido, anche a ritmo ridotto, toglierebbe alla Fed qualsiasi urgenza di agire. Al contrario, una sorpresa al ribasso potrebbe anticipare le aspettative di taglio - ma difficilmente prima dell’estate.

MPS: obiettivo remunerazione

Il takeover di Monte dei Paschi di Siena su Mediobanca è stato sicuramente uno dei colpi più roboanti del 2025 ed il nuovo anno diventa quello decisivo sia nell’integrazione delle due parti che nella messa in campo di quelle sinergie annunciate dall’AD di MPS Luigi Lovaglio. La scorsa settimana la banca senese ha presentato il nuovo piano industriale al 2030, basato sulla piena integrazione di Mediobanca. Se il Cda di Siena ha già annunciato la volontà di salire al 100% della banca milanese per poi procedere al delisting, sarà il prossimo 10 marzo che si scoprirà il concambio e i dettagli dell’offerta per acquisire il restante 14% di Mediobanca ancora non nelle mani di Rocca Salimbeni. L’integrazione prevede costi di ristrutturazione per 600 milioni di euro, concentrati nel 2026 e comprensivi di bonus per trattenere i talenti, e sinergie a regime per 700 milioni di euro. La nuova realtà sarà organizzata in cinque divisioni, con un ruolo chiave per la partecipazione del 13,2% in Generali, che da sola garantirà circa l’8% dei ricavi di gruppo. Mediobanca, una volta delistata, opererà come braccio operativo nel Corporate & Investment Banking e nel Private Banking. MPS dovrebbe invece puntare tanto sul retail che sul credito al consumo. Da un punto di vista economico, nel Piano al 2030 i manager di Siena hanno indicato obiettivi ambiziosi, tanto sul fronte reddituale che dell’efficienza. Il Cost/Income ratio dovrebbe scendere al 38%, il ROTE rettificato attestarsi al 18% mentre l’utile netto adjusted è visto a 3,7 miliardi di euro. Nelle intenzioni del management vi è soprattutto la volontà di remunerare in modo significativo i soci, con una distribuzione che nel corso del piano dovrebbe arrivare a 16 miliardi di euro. Tra dividendi e buyback, 3 miliardi potrebbero essere distribuiti già nel corso del 2026. Proprio questo elemento potrebbe rappresentare un traino ai titoli in Borsa, soprattutto per gli investitori alla ricerca di laute cedole.

Banca Monte dei Paschi di Siena ad un anno

BMPS IM ad un anno

Banca Monte dei Paschi di Siena a 5 anni

BMPS IM a 5 anni

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