Intelligenza artificiale, il conto della crescita
La corsa all’intelligenza artificiale presenta il conto. E questa volta non arriva dai bilanci delle Big Tech, ma dal mercato obbligazionario. A riaccendere i timori è CoreWeave, società che finanzia a debito l’acquisto di chip Nvidia: il rendimento di alcune sue obbligazioni ha raggiunto il 15%, alimentando lo spettro di una bolla del credito legata all’AI e nuovi interrogativi sulla tenuta del settore. Con un indebitamento indicato a circa 52 miliardi di dollari a giugno, contro i 15 miliardi dell’anno precedente, la sostenibilità finanziaria diventa cruciale.
Intanto BlackRock ha ridotto a neutrale il giudizio sull’azionario statunitense, prendendo profitto sull’espansione dell’AI. Il ripiegamento tecnologico ha favorito i Treasury, nonostante un’inflazione americana ancora intorno al 3,5%. Per la Fed, impegnata a riportarla verso il 2%, il dilemma è delicato: contrastare le pressioni sui prezzi senza soffocare gli investimenti tecnologici e il resto dell’economia, già esposta alle incertezze sui tassi. Una correzione dell’euforia sull’AI potrebbe dunque alleggerire il lavoro della Banca centrale. Perché il vero interrogativo non è quanto possa crescere l’intelligenza artificiale, ma quanto costerà continuare a finanziarla. E chi, alla fine, dovrà pagare il conto.
Appuntamenti Macro
| Lunedì 19/10 | La settimana inizia con i dati cinesi sulla crescita dell’economia, la produzione industriale e le vendite al dettaglio. La BundesBank diffonde il suo report mensile mentre dagli USA è in arrivo l’aggiornamento sul sentiment dei costruttori edili. |
| Martedì 20/10 | La Banca centrale cinese oggi comunica l’aggiornamento dei tassi sui prestiti a 1 e 5 anni e le autorità tedesche diffondono l’indice dei prezzi alla produzione e l’indice ZEW. Dal Regno Unito giungeranno i numeri sull’andamento del mercato del lavoro mentre negli USA sono in calendario le statistiche su permessi di costruzione e nuovi cantieri e l’indice dei compromessi immobiliari. |
| Mercoledì 21/10 | Prima dell’avvio degli scambi l’appuntamento è con i dati britannici relativi all’inflazione mentre nel corso della prima parte sarà la volta dei prezzi delle abitazioni. |
| Giovedì 22/10 | Dagli Stati Uniti sono in arrivo i dati sulle nuove richieste di sussidio di disoccupazione ed il superindice mentre Eurostat pubblica l’aggiornamento sulla fiducia dei consumatori. |
| Venerdì 23/10 | S&P Global diffonde gli indici PMI in versione preliminare relativi al mese di ottobre del Regno Unito, della Zona Euro e degli Stati Uniti. |
PMI, il semaforo dei tassi
Venerdì 23 ottobre i mercati guarderanno a un semaforo a tre luci: Eurozona, Regno Unito e Stati Uniti. I PMI preliminari di S&P Global offriranno una delle prime letture sull’attività economica di ottobre, proprio mentre le Banche centrali valutano quanto pesare crescita e inflazione. Gli indici sintetizzano gli ordini, la produzione, l’occupazione e i prezzi segnalati dalle imprese. Sopra 50 punti indicano espansione, sotto 50 contrazione. Ma per i mercati conteranno soprattutto lo scarto dalle attese e le componenti sui costi. Nell’Eurozona il PMI composito è atteso intorno a 52,3, dopo il 53,1 di settembre: un rallentamento che lascerebbe comunque l’attività in territorio espansivo. Per la BCE il nodo è capire se la crescita regge mentre le pressioni sui prezzi, alimentate dall’energia, si intensificano. Nel Regno Unito il confronto partirà dai 52 punti di settembre. La Bank of England dovrà valutare se la tenuta dei servizi consenta di contrastare l’inflazione senza frenare troppo la domanda. Negli Stati Uniti le attese indicano un composito intorno a 57,6, contro 58,4: un’economia ancora robusta, che potrebbe ridurre l’urgenza di una svolta accomodante della Fed. PMI superiori alle previsioni, accompagnati da prezzi in aumento, rafforzerebbero le ipotesi di tassi elevati più a lungo. Dati più deboli aprirebbero invece il dibattito sul rischio di frenata. Il semaforo di venerdì non deciderà da solo la politica monetaria, ma dirà ai mercati quale luce potrebbe accendersi per prima.
L’UE prova a far ripartire l’automotive
L’Europa prova a mettere un freno all’avanzata dell’auto cinese. L’accordo con Pechino prevede un tetto iniziale di 350mila vetture ibride importabili nel 2027, destinato a crescere del 6% annuo fino al 2030. Un cambio di passo rispetto alle 800mila unità attese per il 2026, per concedere respiro a un’industria sempre più esposta alla concorrenza asiatica. La posta in gioco va ben oltre i volumi commerciali. Nel 2025 oltre un milione di automobili prodotte in Cina è entrato nell’UE, mentre nel primo semestre 2026 gli arrivi hanno già superato quota 700mila. A beneficiare dell’intesa sarebbero soprattutto Volkswagen e Renault, maggiormente esposte alla concorrenza sui prezzi. Più articolata la posizione di BMW, che produce in Cina vetture destinate all’Europa: il criterio geografico dell’accordo potrebbe penalizzare le ibride importate dai suoi stabilimenti asiatici, indipendentemente dalla nazionalità del marchio. Per Stellantis l’accordo potrebbe rappresentare un’opportunità. La partnership con Leapmotor consente di affiancare alla produzione tradizionale quella di modelli cinesi realizzati in Europa, sfruttando la capacità industriale esistente. Riconvertirli potrebbe salvaguardare occupazione e filiere locali, trasformando parte delle importazioni in produzione europea. I benefici andrebbero oltre i costruttori. Componentistica, elettronica, acciaio, logistica e automazione potrebbero intercettare nuovi investimenti, con opportunità per gruppi quotati come Valeo, Forvia, Continental e Brembo. Molto dipenderà dalla quota di componenti effettivamente acquistati in Europa. In Borsa il beneficio non è scontato. Morningstar giudica l’intesa favorevole nel breve periodo, ma mantiene invariate le valutazioni dei costruttori, prevedendo per i marchi cinesi una quota del 20% del mercato europeo entro il 2030. La protezione commerciale offre una tregua, ma per rilanciare stabilmente le quotazioni serviranno maggiore competitività, migliore utilizzo degli impianti e margini in recupero.