La ruota dell’inflazione
La ruota dell’inflazione ha ripreso a girare e con essa quella dei mercati finanziari, impegnati nel consueto gioco di pesi e contrappesi. Da una parte Wall Street, con S&P 500 e Nasdaq ai massimi storici; dall’altra il mercato obbligazionario, dove i rendimenti tornano a salire spinti dalle aspettative su prezzi e tassi d’interesse. A imprimere il movimento sono stati i rincari delle materie prime degli ultimi mesi, soprattutto energetiche, che hanno riacceso i timori inflazionistici e costretto gli investitori a rivedere le prospettive di politica monetaria. Una dinamica che ha spinto il Treasury decennale oltre il 5,3% prima di un parziale ripiegamento, senza spegnere l’entusiasmo per l’azionario americano, ancora sostenuto da tecnologia e intelligenza artificiale.
Nel frattempo, il rafforzamento del dollaro sull’euro ha aggiunto un ulteriore ingranaggio: una valuta europea più debole rende più costose le materie prime denominate in dollari, alimentando le pressioni inflazionistiche nel Vecchio Continente. L’Europa, Italia compresa, rimane così ai margini della festa. Le difficoltà del settore bancario, penalizzato dalle tensioni sui titoli di Stato, e la debolezza di altri comparti hanno frenato i listini. La ruota ridistribuisce pesi e opportunità: resta da capire se il prossimo giro porterà un nuovo equilibrio o costringerà anche Wall Street a fare i conti con l’inflazione.
Appuntamenti Macro
| Lunedì 12/10 | La settimana inizia con il dato tedesco sui prezzi all’ingrosso e con la pubblicazione del report della BundesBank. Inizia oggi, e durerà fino a domenica, il meeting annuale del Fondo Monetario Internazionale. I mercati giapponesi sono chiusi per festività. |
| Martedì 13/10 | Dagli Stati Uniti sono in arrivo gli aggiornamenti sul sentiment delle piccole imprese e sulle vendite di case esistenti. |
| Mercoledì 14/10 | In Cina sono in agenda gli aggiornamenti sui prezzi alla produzione e al consumo e sulla bilancia commerciale nel mese di settembre. Per quanto riguarda l’agenda statunitense, è previsto il focus sull’andamento dell’inflazione. La Fed diffonde il Beige Book. |
| Giovedì 15/10 | Le autorità britanniche diffondono gli aggiornamenti sulla crescita dell’economia e sulla produzione industriale. Output del secondario protagonista anche in Europa, mentre dall’altro lato dell’Atlantico sono in arrivo le vendite al dettaglio, i prezzi alla produzione e le nuove richieste di sussidio. Prevista inoltre la pubblicazione dei dati sull’andamento del manifatturiero nelle aree di New York e Philadelphia. |
| Venerdì 16/10 | L’Istat pubblica l’aggiornamento sulla bilancia commerciale, mentre Eurostat diffonde le statistiche definitive sull’inflazione di settembre. Dagli USA sono in arrivo i numeri su prezzi delle importazioni e produzione industriale. |
CPI USA, conto alla rovescia
Per la Fed, il 14 ottobre sarà soprattutto una questione di tempo: l’inflazione americana concederà alla Banca centrale lo spazio per aspettare ancora? Il CPI di settembre, in uscita alle 14:30 italiane, sarà uno degli ultimi dati decisivi prima del meeting del 27-28 ottobre e potrebbe modificare le attese sulla prossima mossa sui tassi. Le stime indicano un’accelerazione dell’indice generale: +0,5% su base mensile e +3,7% annuo, dal +0,4% e +3,4% di agosto. Il dato core, al netto di alimentari ed energia, è invece atteso a +0,3% mensile e +2,5% annuo. Numeri che manterrebbero l’inflazione lontana dal target del 2%, in un contesto reso più complesso dal petrolio elevato, dalle tensioni sulle catene di fornitura e dalle pressioni ancora presenti sui prezzi dei servizi. Per la Fed il margine di errore si è però ristretto. A settembre la Banca centrale ha alzato i tassi di 25 punti base, ma il rallentamento del mercato del lavoro e un PCE core meno caldo delle attese hanno ridotto l’urgenza di un nuovo intervento immediato. Il FedWatch del CME assegna oggi circa il 22% di probabilità a un altro rialzo da 25 punti base il 28 ottobre, lasciando come scenario nettamente prevalente una pausa. Il CPI può quindi spostare l’equilibrio. Una sorpresa al rialzo riaprirebbe il dossier ottobre, alimentando le attese di una Fed più aggressiva e nuove pressioni sui rendimenti Treasury. Un dato più morbido rafforzerebbe invece l’ipotesi di un rinvio della stretta. Il 14 ottobre non dirà tutto, ma stabilirà quanto tempo la Fed potrà ancora permettersi di aspettare prima di tornare ad agire.
BTC: il flusso rialzista dell’oro digitale
L’oro digitale torna ad attirare capitali. Dopo una lunga fase discendente, iniziata dai massimi storici di ottobre 2025, quando Bitcoin aveva superato i 126.000 dollari, la criptovaluta ha ritrovato slancio. Dai minimi di giugno, registrati in area 58.000 dollari, le quotazioni hanno recuperato oltre il 40%, riportandosi sopra gli 80.000 dollari. Un movimento accompagnato dal rinnovato interesse degli investitori istituzionali e dal ritorno degli acquisti sugli ETF spot, seppure con flussi ancora discontinui. Dietro questa ripresa si intrecciano ragioni macroeconomiche, geopolitiche e cicliche. La prima riguarda l’inflazione. Con il rialzo delle materie prime e i timori di una nuova erosione del potere d’acquisto, torna d’attualità la narrativa di Bitcoin come riserva di valore. La sua offerta, limitata a 21 milioni di unità, rappresenta una caratteristica distintiva rispetto alle valute tradizionali, la cui quantità può essere aumentata dalle banche centrali. Una scarsità programmata che ne alimenta il paragone con l’oro, pur senza garantirne la stessa capacità di protezione dall’inflazione. C’è poi la geopolitica. Il conflitto tra Stati Uniti e Iran potrebbe aver rafforzato, soprattutto nelle aree più esposte alle tensioni, l’interesse per strumenti alternativi attraverso cui trasferire e conservare ricchezza al di fuori dei circuiti finanziari tradizionali. Un possibile fattore di diversificazione, anche se l’elevata volatilità impedisce di considerare Bitcoin un bene rifugio in senso stretto. Infine, il ciclo. Il prossimo halving, atteso indicativamente nell’aprile 2028, dimezzerà nuovamente la quantità di Bitcoin emessi per blocco. Storicamente il mercato ha spesso anticipato questo appuntamento, incorporando nelle quotazioni le aspettative di una minore offerta futura. Inflazione, geopolitica e scarsità tornano così a sostenere la narrativa dell’oro digitale. Ma saranno soprattutto la continuità dei flussi e la tenuta della domanda a stabilire se il recupero potrà trasformarsi in un nuovo ciclo rialzista.