Viva l’indipendenza
L’indipendenza ha un prezzo. La scorsa settimana, per la Federal Reserve, è stato di 25 punti base. Dopo i dati sull’inflazione, il rialzo dei tassi era ormai scritto nei prezzi. Meno scontato era ciò che sarebbe arrivato dopo. Kevin Warsh ha lasciato aperta la porta a nuove strette entro fine anno se la corsa dei prezzi non dovesse rallentare. Un’ipotesi che petrolio ed energia, ancora su livelli elevati, continuano ad alimentare. Sulla carta, non esattamente musica per Wall Street. Eppure, superato il primo contraccolpo, gli investitori hanno trovato qualcosa da festeggiare. A poche settimane dalle elezioni di Mid Term, Donald Trump avrebbe preferito una Fed più accomodante. Warsh e il FOMC hanno scelto invece di seguire la propria bussola. Ed è forse questo il segnale che il mercato ha apprezzato di più.
Dopo un avvio d’ottava dominato dai dubbi sulla tecnologia, con chip e titoli legati all’AI sotto pressione, la prova di autonomia della Banca centrale ha riportato un po’ di fiducia. Una tregua, non ancora un’assoluzione. Petrolio, inflazione e rendimenti governativi restano lì, pronti a tornare protagonisti. Ma per una settimana Wall Street ha deciso di guardare altrove. E di brindare a quella cosa rara che, sui mercati, vale spesso più di 25 punti base: l’indipendenza.
Appuntamenti Macro
| Lunedì 21/09 | La settimana inizia con la decisione della People’s Bank of China sui tassi dei prestiti a 1 e 5 anni. Dalla Germania è in arrivo il report mensile della BundesBank. |
| Martedì 22/09 | Nel corso della prima parte riflettori puntati sull’intervento del n.1 della Banca centrale tedesca, Joachim Nagel, in occasione di un appuntamento a Francoforte. Nel pomeriggio attenzione alle parole di importanti esponenti della Fed come Williams, Jefferson e Barkin. In agenda macro la fiducia dei consumatori europei e l’indice manifatturiero di Richmond. |
| Mercoledì 23/09 | È il giorno degli indici PMI di Zona Euro, Gran Bretagna e Stati Uniti. Sono in calendario i dati preliminari sia del manifatturiero che dei servizi. |
| Giovedì 24/09 | Si riunisce il board della Swiss National Bank e la BCE pubblica il suo bollettino mensile. Dalla Germania è in arrivo l’indice IFO mentre l’agenda statunitense prevede le nuove richieste di sussidio di disoccupazione, le vendite al dettaglio e l’aggiornamento sulle vendite di case nuove. |
| Venerdì 25/09 | La BCE pubblica gli aggiornamenti su offerta di moneta M3 e prestiti ai privati. Dagli USA è in arrivo il dato sugli ordini di beni durevoli e quello definitivo sul sentiment dei consumatori misurato dall’Università del Michigan. |
PMI, il test che vale i tassi
Mercoledì 23 settembre i mercati avranno davanti uno dei loro termometri più rapidi: i PMI preliminari di Eurozona, Regno Unito e Stati Uniti. Sono indagini condotte tra i responsabili degli acquisti delle imprese e fotografano ordini, produzione, occupazione e prezzi. Sopra quota 50 indicano espansione, sotto 50 contrazione. La loro forza è la tempestività: arrivano prima di molti dati ufficiali e spesso anticipano la direzione del ciclo. L’appuntamento sarà ancora più importante dopo le ultime mosse delle banche centrali. La BCE ha appena alzato i tassi di 25 punti base, così come la Fed, mentre la Bank of England ha lasciato il costo del denaro al 3,75%. In tutti e tre i casi resta da capire quanto la crescita possa reggere senza alimentare nuove pressioni sui prezzi. Ad agosto il quadro era espansivo: il PMI composito si è attestato a 52,0 nell’Eurozona, 52,5 nel Regno Unito e 56,0 negli Stati Uniti. Le attese per settembre indicano un lieve raffreddamento, rispettivamente verso 51,7, 52,3 e 55,5, mantenendo però tutte le economie sopra la soglia di crescita. Per i mercati conterà però anche come si arriverà a quei numeri. Attività più debole insieme a minori pressioni sui prezzi alleggerirebbe il lavoro delle banche centrali. Crescita robusta e costi ancora elevati renderebbero invece più credibile una politica restrittiva prolungata. Il termometro dei PMI, quindi, non misurerà soltanto quanto corre l’economia. Mercoledì dirà soprattutto quanta febbre inflazionistica è rimasta nel sistema. E sarà quella temperatura a orientare le prossime mosse di Francoforte, Londra e Washington.
Petrolio: la via di fuga si chiude
Nelle ultime settimane il prezzo del petrolio ha rialzato la testa, lottando con la soglia psicologica dei 100 dollari. Questa battaglia rappresenta una nuova sfida per le Banche centrali, tornate a restrizioni sul costo del denaro per arginare l’inflazione generata dai rincari energetici. Il mercato cerca di capire se i 100 dollari diventeranno un nuovo livello di equilibrio o se il greggio si apprezzerà ancora. I recenti sviluppi, però, non fanno ben sperare. Con lo stretto di Hormuz compromesso dalla guerra tra Usa e Iran, l’attenzione si è spostata sull’avanzata degli Houthi attorno allo stretto di Bab el-Mandeb. La rotta del Mar Rosso è diventata vitale: secondo l’EIA, nel secondo trimestre 2026 vi sono transitati 8,1 milioni di barili al giorno, quasi il doppio rispetto al 2025. L’Arabia Saudita ha sfruttato l’oleodotto East-West verso il Mar Rosso per aggirare Hormuz, ma gli attacchi alla pipeline e l’avanzata Houthi stanno restringendo anche questa alternativa. Per Rystad Energy, sono a rischio tra 2,6 e 4 milioni di barili al giorno (nel caso estremo, il 4% dell’offerta mondiale). Una parte dello scenario è già nei prezzi, come dimostra il calo momentaneo delle quotazioni dopo la decisione di Saudi Aramco di aumentare i trasferimenti nave-nave in Oman. JP Morgan stima inoltre un fair value del Brent vicino ai 90 dollari, segnalando un consistente premio geopolitico attuale. In vista dell’inverno, però, il fattore tempo è decisivo. Senza un rapido ritorno alla normalità a Hormuz e con nuove minacce sulle infrastrutture saudite, il mercato dovrà convivere a lungo con minor capacità di trasporto, costi assicurativi e noli più alti e scorte in calo. A quel punto non si tratterà più di una fiammata geopolitica, ma di un cambiamento strutturale dell’offerta, stringendo la via di fuga per produttori, consumatori e Banche centrali.