Il vento dei bond spira sui mercati
Il mese di settembre è iniziato con qualche timido segnale autunnale: la forza propulsiva dei mercati è calata, complice l’avvicinarsi delle riunioni di BCE e Fed in programma questa e la prossima settimana. Non è ancora autunno e le foglie restano saldamente ancorate all’albero dei rialzi, ma in sottofondo la brezza dei bond ha iniziato a soffiare. Se giovedì la BCE dovrebbe alzare il costo del denaro di 25 punti base senza troppi dubbi, sono aumentate le possibilità che una mossa analoga venga fatta anche dalla Federal Reserve.
In questa direzione vanno i dati del mercato del lavoro USA di venerdì. L’inflazione sopra il target e la solidità dell’occupazione a stelle e strisce sembrano liberare le mani di Kevin Warsh rispetto a un rialzo dei tassi che, a meno di due mesi dalle elezioni di Midterm, non farebbe certamente felice l’amministrazione Trump. Una stretta che aumenterebbe inoltre la pressione sulle aziende tech, alla costante ricerca di capitali per finanziare lo sviluppo dell’AI. Le ingenti risorse richieste dal settore rischiano peraltro di scompaginare anche le prospettive di rifinanziamento del debito degli Stati. Pur con rendimenti già schizzati su livelli pluriennali, per il momento il mercato non ha reagito in modo scomposto. L’estate splende ancora, ma i venti del mercato obbligazionario iniziano a farsi sentire.
Appuntamenti Macro
| Lunedì 07/09 | La settimana inizia con l’indice di fiducia Sentix, che misura il sentiment degli investitori europei, e con il dato definitivo sulla crescita economica di Eurolandia nel secondo trimestre. I mercati USA sono chiusi in occasione del Labor Day. |
| Martedì 08/09 | Dall’Asia sono in arrivo i numeri sulla crescita economica giapponese ed il saldo della bilancia commerciale cinese. Saldo commerciale protagonista anche nel caso di Germania e Francia mentre dagli USA è in arrivo l’indice delle piccole imprese. |
| Mercoledì 09/09 | In agenda i dati cinesi su prezzi al consumo e alla produzione. L’istituto francese di statistica diffonde l’aggiornamento sull’andamento della produzione industriale. |
| Giovedì 10/09 | È il giorno del meeting della BCE e della conferenza stampa di Christine Lagarde. In Germania attenzione al dato sull’inflazione mentre nel caso del nostro Paese riflettori puntati sulla produzione industriale. Fronte statunitense, focus sui prezzi alla produzione, sulle nuove richieste di sussidio e sulle vendite di case esistenti. |
| Venerdì 11/09 | Regno Unito sotto i riflettori con i dati sulla produzione industriale e sulla crescita economica. Negli Stati Uniti focus invece sull’inflazione nel mese di agosto e sull’indice preliminare che misura il sentiment dei consumatori a settembre. |
BCE, il bivio dopo il rialzo
Il rialzo di settembre sembra già scritto. Il vero nodo è ciò che verrà dopo. Il 10 settembre la BCE è attesa al secondo aumento dei tassi del 2026: 25 punti base, con il tasso sui depositi dal 2,25% al 2,50%. Una mossa quasi interamente incorporata dai mercati, dopo la stretta di giugno e la pausa di luglio. Proprio per questo, più della decisione in sé, conterà il messaggio che arriverà da Francoforte. A cambiare il quadro è tornata l’inflazione. In agosto il dato dell’Eurozona è salito al 3,3% dal 2,9% di luglio, spinto soprattutto dall’energia, cresciuta del 14,3% su base annua. La componente al netto dell’energia è rimasta al 2,2%, segnale che lo shock non si è ancora trasformato in una nuova spirale generalizzata dei prezzi. Ma il rischio di effetti di secondo livello resta sul tavolo. È qui che si gioca il meeting. La BCE deve frenare la possibilità che il caro energia si trasmetta a salari, servizi e aspettative, senza irrigidire troppo una crescita che resta moderata. Intanto i rendimenti obbligazionari globali sono saliti e il costo del capitale è tornato al centro dell’attenzione degli investitori, con conseguenze dirette su azioni, credito e valutazioni. Per questo il mercato guarderà meno al rialzo di settembre e più alle parole sul futuro. Fino a pochi giorni fa prevaleva l’idea di una stretta breve; ora aumenta il rischio che il ciclo possa proseguire. Il 10 settembre, dunque, la BCE potrebbe chiudere una decisione già scontata e aprire il vero bivio: fermarsi o continuare.
Oro: un ribasso che profuma di rally
Il rialzo dei rendimenti in atto lungo tutta la curva tanto in America quanto in Europa potrebbe rappresentare un assist per le quotazioni dell’oro. Un’affermazione a prima vista contro-intuitiva e a due velocità, dal breve al medio termine. Guardando alle prossime settimane, il metallo prezioso potrebbe pagare dazio ai rialzi dei tassi che BCE e Fed potrebbero mettere in campo. Uno scenario che il mercato sta già iniziando a incorporare e che vede la combo di tassi reali più elevati e un dollaro più forte come freno naturale alle velleità del gold. Una correzione verso area 4.000 dollari dopo gli allunghi del mese di agosto non sorprenderebbe in tal senso. La stagionalità stessa va in questa direzione, con il metallo prezioso che a settembre tende storicamente a essere debole. È altresì vero che la performance storica del gold tende a migliorare tra ottobre e dicembre. Un orizzonte temporale che si incastra bene con la crescente pressione in atto sui titoli di Stato. Più che i tassi delle Banche centrali, il punto centrale è il costo del capitale. Stati e grandi gruppi impegnati nella corsa all’intelligenza artificiale stanno assorbendo risorse crescenti, costringendo il mercato a chiedere rendimenti più alti per finanziare entrambi. Se il premio al rischio sui governativi salisse troppo, il rischio sarebbe quello di un cortocircuito: tensioni sulla liquidità, pressioni sui bilanci pubblici e necessità per le banche centrali di intervenire con misure straordinarie o nuovi acquisti di titoli. Ed è proprio qui che l’oro potrebbe tornare a vincere. Un ritorno della liquidità, insieme alla necessità di rendere più sostenibile il debito, riaprirebbe il tema del debasement, cioè della progressiva erosione del valore reale delle valute. È un copione già visto: nel 2008 l’oro soffrì nella fase iniziale della crisi, per poi ripartire con forza con l’arrivo delle misure monetarie straordinarie; dinamiche simili si videro durante la crisi del debito sovrano europeo.