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Alla ricerca dell’effetto Wow

Vontobel Markets
27 lug 2026 | 4 Minuti di lettura
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Copertina weekly note con caffè

In attesa di scoprire le carte che distribuirà la Fed questa settimana, la scorsa ottava ha visto la BCE confermare il livello del costo del denaro. Non una sorpresa per il mercato, focalizzato soprattutto su alcuni passaggi di Christine Lagarde, che ha messo nel mirino il petrolio come fattore esogeno capace di impattare sulle prospettive di politica monetaria. Petrolio che, con la sua cavalcata al rialzo delle ultime tre settimane, ha nuovamente messo nel mirino i 100 dollari al barile e che dunque si ripropone come sentinella del rischio dei mercati. Un rischio monetario, non più geopolitico. In un contesto in cui le aziende stanno investendo cifre colossali per sviluppare l’ecosistema AI, la possibilità che le materie prime energetiche contribuiscano a spingere al rialzo i tassi in America e in Europa non piace agli operatori.

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Mercati in cifre

Mercati in Cifre

L’ulteriore rally degli ultimi mesi ha spinto le valutazioni di molti titoli a livelli tirati. La pubblicazione delle trimestrali è un’ottima occasione per misurare l’andamento delle aziende, toccando con mano quanto finora era stato solo stimato. Per il momento il mercato non è rimasto impressionato, favorendo così le prese di beneficio. Perché qualcosa possa cambiare nelle prossime settimane è necessario che dai conti emerga quell’effetto “Wow” capace di dare nuova spinta all’umore degli operatori.

Appuntamenti Macro

Lunedì 27/07 La settimana si apre con i dati europei su offerta di moneta M3 e prestiti ai privati. Dagli USA è invece in arrivo l’aggiornamento sugli ordini di beni durevoli. La BundesBank pubblica il suo report mensile ed è in agenda una riunione dell’Ecofin.
Martedì 28/07 In calendario i numeri statunitensi su prezzi delle abitazioni, fiducia dei consumatori e manifatturiero dell’area di Richmond.
Mercoledì 29/07 Oggi è il giorno della riunione della Federal Reserve e della conferenza stampa del chairman Kevin Warsh.
Giovedì 30/07 Dalla Germania sono in arrivo i dati flash su tasso di inflazione e crescita dell’economia. I dati sul PIL preliminare saranno diffusi anche da Istat ed Eurostat, che alzeranno il velo anche sulle statistiche relative all’andamento del mercato del lavoro. Alle 13 sarà la volta del responso della riunione della Bank of England mentre alle 14:30 focus sui numeri statunitensi su crescita economica, indice dei prezzi PCE, redditi, spese e nuove richieste di sussidio.
Venerdì 31/07 Nel giorno del meeting della Bank of Japan, focus sui dati giapponesi su prezzi al consumo, produzione industriale e vendite al dettaglio. Nella Zona Euro attenzione al dato flash sull’andamento dell’inflazione a luglio mentre dal fronte statunitense sono in arrivo i dati su fiducia dei consumatori e PMI Chicago.

Fed, l’attesa che non finisce mai

I mercati vivono ormai da mesi nell’attesa di una mossa che tarda ad arrivare. Kevin Warsh lo ripete in ogni audizione: l’inflazione resta “intollerabilmente elevata” mentre i tassi restano fermi al 3,50%-3,75%. L’ultimo dato di giugno ha sorpreso in negativo: il CPI mensile è sceso dello 0,4% contro attese al -0,1% e il “core” è rimasto invariato su base congiunturale, contro il +0,2% previsto. Su base annua l’indice “headline” è passato al 3,5% dal 4,2% precedente mentre il dato calcolato al netto delle componenti più volatili è arretrato al 2,6%. Il calo dei prezzi energetici, con la benzina crollata del 9,7% nel mese, ha trascinato il dato verso il basso insieme a educazione, comunicazioni, auto usate e abbigliamento. Solo il settore ricreativo ha mostrato una lieve accelerazione, complice l’effetto Mondiali. Per la due giorni di riunioni che si concluderà mercoledì, il consenso tra gli analisti è bulgaro: tutti prevedono tassi invariati e tre su quattro non vedono modifiche fino a fine anno. Eppure la maggioranza di chi si aspetta un cambiamento ora scommette su un rialzo, non su un taglio. Come nota Jeremy Schwartz di Nomura, Warsh preferirebbe non dover stringere i tassi ma cerca tempo per dimostrare credibilità ai mercati. Restano i rischi: il petrolio sopra gli 80 dollari al barile, i dazi che secondo la Fed di Dallas pesano ancora 0,90 punti sul deflatore core PCE, e il mercato immobiliare, che frena l’inflazione da shelter, oggi al 3,30% annuo. Tra dati contrastanti e task force ancora al lavoro, l’attesa della Fed resta l’unica certezza dei mercati.

Pet Economy, le ragioni del premio

Nelle famiglie di tutto il mondo – emerge da un report elaborato da Global Pet Parent – vivono circa 1 miliardo di animali domestici tra cani, gatti, pesci, uccelli, rettili e piccoli roditori. Di questi, circa 150-160 milioni si trovano negli Stati Uniti, dove i dati della American Pet Products Association indicano che il 66% delle famiglie possiede almeno un animale domestico. In Europa, secondo l’ultimo report della European Pet Food Federation, si contano circa 352 milioni di animali domestici, con il gatto che, grazie ai suoi 129 milioni di esemplari, è l’animale più diffuso del continente. Un trend in crescita del 2-3% annuo che si riflette anche sull’espansione del settore. Il fatturato delle aziende registra infatti un tasso di crescita composto (CAGR) del 5%-7%. Se tra i Boomers la quota di proprietari di animali è in calo, Gen Z e Millennials stanno compensando il ricambio generazionale. Secondo Fortune Business Insights, il solo mercato del pet food supererà i 199 miliardi di dollari entro il 2034 (CAGR 5%), trainato dall’approccio dei giovani consumatori, più sensibili a natura e sostenibilità e orientati verso prodotti premium per garantire il benessere degli animali. Questa evoluzione ha favorito anche le valutazioni di mercato del comparto, che beneficia di un premio strutturale rispetto all’MSCI World. L’EV/EBITDA dei pure player si colloca tra 12x e 18x, contro gli 11x-13x del paniere globale. Anche il rapporto Prezzo/Utili risulta superiore, nonostante un dividend yield inferiore. Spicca soprattutto il ROE medio, oltre il 18% per le società del settore, circa il 50% in più rispetto al 12-14% delle aziende dell’MSCI. Inflazione e prezzo del petrolio restano fattori di rischio per la marginalità, ma il carattere anticiclico del business e la continua innovazione digitale appaiono, almeno per ora, elementi sufficienti a giustificare il premio riconosciuto dagli investitori.

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