AI: chi paga il conto?
Trainati dal boom dell’AI, gli investimenti delle imprese continuano a sostenere il PIL statunitense, anche se le Magnifiche Sette iniziano a soffrire in Borsa più di chi, dai loro investimenti, sta effettivamente traendo beneficio. Ma l’incremento dei prezzi dei chip promette di riversarsi sull’intera economia: Apple ha alzato i prezzi del 20%, Microsoft ha fatto lo stesso con la Xbox. Si tratta di un dettaglio che pesa, perché i semiconduttori sono ormai ovunque, e ogni rincaro nella filiera della memoria rischia di propagarsi lungo l’intera catena produttiva.
Sebbene dal mercato del lavoro statunitense siano arrivati segnali distensivi, ci troviamo in un tipico scenario “no hire, no fire” (le aziende non fanno a gara per accaparrarsi i lavoratori ma, al contempo, si tengono stretti quelli che hanno), la Fed guarda con sospetto le possibili ripercussioni sui prezzi. In Europa, il rientro dell’inflazione verso livelli più “normali” e le dichiarazioni di Christine Lagarde a Sintra hanno ridimensionato l’ipotesi di due rialzi consecutivi. Il gas resta però circa il 40% al di sopra dei livelli pre-conflitto e la BCE, a settembre, potrebbe dover scegliere ancora tra restare ferma o stringere di nuovo. Il conto dell’intelligenza artificiale, in fondo, non lo pagano solo gli hyperscaler.
Appuntamenti Macro
| Lunedì 06/07 | La settimana si apre con il dato sugli ordini alle fabbriche tedesche e con l’indice che misura il sentiment degli investitori europei elaborato da Sentix. Alle 11 Eurostat diffonderà i numeri sui prezzi alla produzione e sulle vendite al dettaglio mentre dagli USA è in arrivo il PMI servizi in versione finale e l’indice ISM del terziario. |
| Martedì 07/07 | Alle 8 Germania protagonista con il dato sulla produzione industriale mentre nel corso della prima parte attenzione al Financial Stability Report elaborato dalla Bank of England ed alle minute dell’ultima riunione dell’istituto di Threadneedle Street. Dagli USA è in arrivo l’aggiornamento sulla bilancia commerciale |
| Mercoledì 08/07 | In agenda un intervento del n.1 della BundesBank, Joachim Nagel, e la diffusione dei verbali dell’ultimo meeting della Federal Reserve. |
| Giovedì 09/07 | Focus sui dati cinesi su inflazione, prezzi alla produzione e bilancia commerciale. Saldo commerciale protagonista anche nel caso della Germania mentre dagli USA sono in arrivo gli aggiornamenti su nuove richieste di sussidio e vendite di case esistenti. |
| Venerdì 10/07 | Destatis e Insee diffondono i numeri finali sull’andamento dell’inflazione in Germania e Francia. Dall’Istat è invece in arrivo l’aggiornamento sull’andamento della produzione industriale. |
Il paradosso del lavoro americano
A giugno l’economia americana ha creato appena 57.000 posti di lavoro, contro attese per 110.000, mentre i dati di aprile e maggio sono stati rivisti al ribasso. Il tasso di disoccupazione è sceso al 4,2% dal 4,3%, ma dietro il miglioramento si nasconde un dato meno rassicurante: circa 720.000 persone hanno abbandonato la forza lavoro, portando il tasso di partecipazione al 61,5%, minimo dal marzo 2021. Il numero dei disoccupati non è calato per effetto di nuove assunzioni, ma per la fuga dal mercato del lavoro. Il settore dei servizi professionali ha guidato la crescita occupazionale con 36.000 posizioni, seguito da assistenza sociale (+25.000) e sanità (+22.000). Sorprende il crollo del comparto leisure and hospitality, che ha perso 61.000 posti nonostante i Mondiali di calcio in corso negli Stati Uniti. L’indebolimento della dinamica occupazionale ha portato gli operatori a ridimensionare le attese di rialzo dei tassi: la probabilità di una mossa a luglio è scesa sotto il 20%, dal 30% precedente ai dati, mentre a settembre resta al 60%. Il focus si sposta ora sul CPI, l’indice dei prezzi al consumo, in calendario il 14 luglio: con il petrolio tornato ai livelli pre-conflitto USA-Iran, i rischi inflazionistici appaiono orientati al ribasso, elemento che rafforza l’ipotesi di una Fed ferma fino a fine anno. Resta il paradosso di fondo: un mercato del lavoro che si restringe, più che rinforzarsi, dove la disoccupazione scende semplicemente perché sempre meno americani cercano un impiego.
Oro, c’è luce in fondo al tunnel
Il trimestre chiuso la scorsa settimana ha visto l’oro reduce da una vera e propria débâcle, con le quotazioni del metallo prezioso che hanno vissuto il peggior quarto degli ultimi 13 anni. Dopo i record storici di inizio anno, con quei 5.597 dollari toccati il 29 gennaio scorso che hanno sancito l’apice del tumultuoso rally iniziato a gennaio 2025, qualcosa si è rotto. Tassi di interesse più elevati, riduzione degli acquisti da parte delle Banche centrali e rafforzamento del dollaro sono state le tre variabili principali che hanno impattato sui prezzi dell’oro. Sul fronte delle sole Banche centrali, emblematico è stato il deflusso che ha caratterizzato il mese di aprile. Con l’inizio di luglio tuttavia qualcosa sembra essere cambiato, a favore dell’oro. I dati dell’inflazione per esempio non hanno lasciato in eredità sorprese negative. Questo si riflette immediatamente con un re-pricing di una politica monetaria in USA e in Europa meno stringente. Sul fronte valutario questo riequilibrio intermarket potrebbe altresì tradursi in un minor rafforzamento del dollaro. Se a questo si aggiunge il fatto che i dati rilevati dal World Gold Council mostrano come a maggio sia tornato l’appetito anche agli istituti centrali, con un saldo positivo tra acquisti e vendite così ampio che non si vedeva da settembre 2025, ecco che tutti e tre i fattori principali che hanno appesantito l’oro negli ultimi mesi potrebbero essere alle spalle. Da evidenziare peraltro come anche l’analisi della stagionalità giochi a favore del gold: su tutti gli orizzonti temporali, dal più veloce fino a quello estremo rappresentato dall’andamento dei prezzi negli ultimi 30 anni, l’oro vede le sue quotazioni salire nel periodo tra fine giugno e inizio settembre, con una successiva spinta rialzista che arriva a protrarsi fino alla seconda decade di ottobre. Per l’oro, insomma, sembra esserci una luce in fondo al tunnel nel quale è entrato da qualche mese.
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