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Fincantieri: tra petrolio e ordini, recupero in vista?

Vontobel Markets
25 mag 2026 | 4 Minuti di lettura
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Copertina weekly note con caffè

L'aria leggermente più fresca sul fronte geopolitico, con i dialoghi tra Iran e USA che proseguono, ha spinto il Dow Jones ai massimi storici, con i 51mila pun…L'aria leggermente più fresca sul fronte geopolitico, con i dialoghi tra Iran e USA che proseguono, ha spinto il Dow Jones ai massimi storici, con i 51mila punti nel mirino. Veleggiano sui top di sempre anche S&P 500 e Nasdaq, con il mercato che la scorsa ottava ha nuovamente vissuto una forte spinta dei titoli legati all'AI.

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Tabella con i principali indicatori economici (indici, valute e commodities)

È stata una settimana che ha vissuto la sua prima parte nell'attesa per la trimestrale di NVIDIA. Risultati che hanno stracciato le attese, con ricavi record a 81,6 miliardi di dollari (+85% a/a). Un'aria resa più fresca anche dalla tregua che si respira sul fronte delle materie prime, con il petrolio che, respinto dalla soglia dei 105 dollari, è tornato sotto i 100 dollari. Aria meno fresca invece attorno al mercato obbligazionario, con le prospettive di politica monetaria che stanno spingendo al rialzo i tassi richiesti lungo tutta la curva. Il focus specifico è la parte più lunga, con il 30 anni americano da qualche seduta stabilmente sopra la soglia del 5%. Le prossime settimane saranno determinanti per capire il polso del mercato su questo fronte, con i titoli di Stato americani ed europei che potrebbero sostituire il petrolio nel ruolo di termometro del sentiment degli operatori.

Appuntamenti Macro

Lunedì 25/05 Avvio di settimana privo di indicazioni macroeconomiche di rilievo. Bank Holiday in Francia, Germania, UK e Stati Uniti.
Martedì 26/05 La Bank of Japan diffonde il dato sui prezzi al consumo mentre dagli USA sono in arrivo i dati sui prezzi delle abitazioni e sulla fiducia dei consumatori.
Mercoledì 27/05 La BCE pubblica la Financial Stability Review. Dagli USA è in arrivo l'indice manifatturiero di Richmond.
Giovedì 28/05 Alle 13:30 la BCE diffonde le minute dell'ultima riunione mentre un'ora più tardi le autorità statunitensi pubblicano i dati sulla crescita del PIL, sulle nuove richieste di sussidio di disoccupazione, sugli ordini di beni durevoli, sui redditi, sulle spese personali e l'indice dei prezzi PCE. Alle 16:00 focus sulle vendite di nuove abitazioni.
Venerdì 29/05 Dal Giappone sono in arrivo i dati sul mercato del lavoro e sulla produzione industriale. Da Germania, Francia e Italia sono invece attesi gli aggiornamenti sull'inflazione; nel caso del nostro Paese, attenzione anche al tasso di disoccupazione. L'agenda statunitense prevede la pubblicazione dei dati su bilancia commerciale (merci), scorte all'ingrosso e PMI Chicago.
Sabato 30/05 Dalla Cina sono in arrivo gli indici PMI del comparto manifatturiero e dei servizi.

La doppia trappola

Attenzione ai segnali arrivati la scorsa settimana dagli indici PMI. A maggio, il Purchasing Managers' Index composito della Zona Euro si è fermato a 47,5 - minimo dal 2023, in calo dai 48,8 punti di aprile - per effetto di forze ribassiste convergenti: produzione in calo, nuovi ordini in ribasso, occupazione in flessione. L'Eurozona è stretta tra crescita che cede e costi che non scendono. Una doppia trappola. Il raffreddamento ha colpito sia il manifatturiero sia i servizi. Le imprese segnalano aumenti marcati nei costi di input - energia in primo piano - e una fiducia, tra consumatori e aziende, in costante discesa. Il conflitto in Medio Oriente resta la causa principale dello shock energetico. Rispetto al 2022 mancano però due ammortizzatori: il sostegno fiscale dei governi e la spinta della riapertura post-pandemia. Senza di essi, l'impatto sulla crescita rischia di essere più persistente. Il paradosso è che la domanda debole potrebbe limitare la trasmissione dell'inflazione al consumatore: a maggio i prezzi praticati sono cresciuti solo marginalmente. Le pressioni si scaricano così sui margini aziendali - con ricadute su investimenti, assunzioni e crescita. Se il conflitto restasse irrisolto, il rischio di recessione tecnica smette di essere uno scenario estremo: un'economia che si contrae mentre i costi non mollano. Una doppia trappola difficile da gestire per BCE e governi. Uscirne non sarà una questione di soli tassi.

Fincantieri pronta a navigare

Dopo i fasti del 2025, quando il titolo fece registrare, da inizio anno ai top di ottobre, circa il 400%, da alcuni mesi le azioni Fincantieri in Borsa sono state oggetto di profonde prese di beneficio. Da inizio anno la flessione si aggira intorno al 35%, nonostante i recenti recuperi. Il ritorno sotto la soglia dei 12 euro, talvolta anche degli 11, ha causato una decisa underperformance rispetto a grandi peer globali come General Dynamics o Bae Systems. A spingere al ribasso il sentiment sono due macro temi: un P/E diventato elevato dopo la cavalcata di Borsa e la scarsa marginalità, nota e cara al management. Nel Piano al 2030 scritto dall'AD Folgiero i profitti attesi e la redditività sono visti in crescita, con un Ebitda Margin al 10%. In tale direzione vanno i dati del primo trimestre 2026: pur con un fatturato in calo del 10% a 2,1 miliardi di euro dovuto al confronto con un Q1 2025 eccezionale, l'Ebitda è salito a 159 milioni, con un margine del 7,4%. Il calo dei ricavi non preoccupa: la guidance 2026 è stata alzata a 9,3-9,4 miliardi e il portafoglio ordini è ai massimi di sempre, con 74,2 miliardi di backlog che garantiscono visibilità per diversi esercizi. Nel medio periodo la strategia si focalizza sulla diversificazione ad alto valore: la divisione Cruise garantisce volumi, mentre i veri motori della crescita sono i settori Difesa e Underwater, con target di margini vicini al 18,5%. Un portafoglio di lungo periodo che tuttavia ha raffreddato il mercato negli ultimi mesi: dallo scoppio del conflitto in Iran a venerdì, Fincantieri ha perso circa il 20% del suo valore. Un'azienda altamente energivora è stata penalizzata dai timori che fiammate dell'inflazione energetica avessero ricadute sui margini delle commesse a prezzo fisso. E se la solida trimestrale è stata digerita bene, con il re-pricing da ottobre in poi e un prezzo del petrolio che potrebbe indietreggiare con la fine delle tensioni geopolitiche, Fincantieri potrebbe riprendere a navigare con successo sul mercato come fatto per gran parte dello scorso anno.

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