Huang vola in Cina con Trump: semiconduttori in focus
C'è qualcosa di ipnotico nel modo in cui i mercati azionari americani continuano a salire, indifferenti alle fiamme che ardono tutt'intorno. Wall Street balla sul fuoco e per ora non si scotta. La Casa Bianca guarda al 4 luglio come a una scadenza simbolica: Trump vorrebbe presentarsi alle celebrazioni per i 250 anni dell'Indipendenza con il Medio Oriente pacificato. Ma con le due parti lontanissime da un accordo e la leva dell'Iran in crescita, quell'obiettivo appare irraggiungibile.
Alcuni osservatori non escludono un'ultima escalation militare, anche perché un presidente a -21 di consenso ha ormai poco da perdere. Sul fronte macro, il calore si fa sentire. Il Tesoro ha collocato debito trentennale al 5% di cedola - livello assente dal 2007 - mentre l'inflazione headline supera il target Fed da oltre sessanta mesi. Il balzo dei prezzi alla produzione, dal 4,3% al 6,0% in un mese, segnala pressioni più radicate del previsto. L'IPC potrebbe toccare il 4,5% nei prossimi due mesi. Eppure la Fed di Warsh non sembra intenzionata ad agire, preferendo una postura "transitoria" nella speranza che energia e supply chain si normalizzino. Intanto le Borse USA continuano il rally, sorrette dalla leva dei bilanci privati. Il fuoco, alla fine, non mente mai. E chi balla troppo a lungo sulle braci, prima o poi, potrebbe accorgersi del calore.
Appuntamenti Macro
| Lunedì 18/05 | La settimana inizia con i dati cinesi su produzione industriale, vendite al dettaglio e prezzi delle case nuove. Nel corso della prima parte focus sulla bilancia commerciale italiana e sulle stime economiche elaborate dalla Commissione europea. Dagli USA è in arrivo il dato che misura il sentiment dei costruttori edili. |
| Martedì 19/05 | Prima dell'avvio degli scambi in Europa, dalla Gran Bretagna giungeranno gli aggiornamenti sull'andamento del mercato del lavoro. Eurostat pubblica la bilancia commerciale mentre la National Association of Realtors statunitense il dato sui compromessi immobiliari. |
| Mercoledì 20/05 | In Gran Bretagna e Zona Euro sono in agenda i dati sull'inflazione. La Fed diffonde le minute dell'ultimo meeting. |
| Giovedì 21/05 | In agenda ci sono i dati preliminari sul sentiment dei direttori degli acquisti (PMI) di Giappone, Zona Euro, Gran Bretagna e Stati Uniti. Nel caso della prima economia focus anche sull'indice manifatturiero di Philadelphia, sulle nuove richieste di sussidio e sull'accoppiata nuovi cantieri-permessi di costruzione. Alle 16 riflettori puntati sulla fiducia dei consumatori di Eurolandia. |
| Venerdì 22/05 | Dalla Germania sono in arrivo il PIL del primo trimestre e l'indice IFO. L'Università del Michigan diffonde il dato definitivo sul sentiment dei consumatori di maggio. In agenda il meeting dell'Eurogruppo. |
Il PMI parla, i mercati ascoltano
Il Purchasing Managers' Index è uno di quegli strumenti che, nel tempo, ha conquistato una reputazione quasi leggendaria tra analisti e trader. Non perché sia infallibile - nessun indicatore lo è - ma perché arriva prima degli altri. Prima dei dati sul PIL, prima delle revisioni sull'occupazione, prima che le Banche centrali aggiornino i loro modelli. Il PMI è un sondaggio condotto tra i responsabili acquisti delle imprese: persone che, per definizione, guardano avanti. Ordinano materie prime, assumono personale, pianificano la produzione. Quando il loro sentiment si deteriora, l'economia di solito li segue a ruota. Quando migliora, i segnali di ripresa tendono a materializzarsi nelle settimane successive. La soglia dei 50 punti è diventata uno dei riferimenti più seguiti della finanza globale. Sopra: espansione. Sotto: contrazione. Semplice nella forma, potente nella sostanza. E proprio questa semplicità di lettura - unita alla cadenza mensile e alla pubblicazione in forma flash già a metà mese - lo rende uno strumento privilegiato per chi opera sui mercati. Il 21 maggio sarà una giornata densa. I dati flash di S&P Global arriveranno in sequenza: prima l'Eurozona, dove i recenti segnali di stabilizzazione del manifatturiero si scontrano con una domanda domestica ancora anemica; poi il Regno Unito, alle prese con un'inflazione dei servizi ostinatamente elevata che condiziona le mosse della Bank of England; infine gli Stati Uniti, dove il mercato del lavoro solido non ha finora impedito un rallentamento degli ordinativi industriali. Tre istantanee, tre storie diverse, un unico strumento di misura.
Huang in Cina vale 5.500 miliardi
In concomitanza con la visita di Donald Trump a Pechino, gli Stati Uniti hanno autorizzato la vendita dei chip H200 a una decina di aziende cinesi, tra cui Alibaba, Tencent e ByteDance. Già sotto i riflettori dopo la diffusione della notizia della presenza del CEO Huang all'interno della delegazione presidenziale, il titolo ha subito prezzato la riapertura del mercato cinese permettendo alla società di Santa Clara di raggiungere quota 5.500 miliardi di $ di capitalizzazione di mercato. Nessuna società quotata era mai arrivata fin qui. L'H200 non è un chip qualunque. È il processore che Nvidia ha progettato per i carichi di lavoro più pesanti dell'intelligenza artificiale, quello che i grandi gruppi tecnologici globali inseguono da mesi e che Washington aveva tenuto lontano dalla Cina con le restrizioni all'export. Ma l'hype sulle azioni NVDA è forte anche perché mercoledì 20 maggio Nvidia pubblicherà i risultati del primo trimestre dell'esercizio fiscale 2027. Le attese parlano di ricavi a 78 miliardi di dollari. Gli analisti di Goldman Sachs si aspettano risultati solidi, trainati dalla domanda dei data center. Morgan Stanley osserva che la richiesta di GPU per AI generativa continua a eccedere l'offerta disponibile. JP Morgan è più cauta, segnalando il rischio di aspettative di mercato già molto elevate. Il rischio, in questo clima euforico, è proprio quello delle aspettative che diventano troppo alte per essere soddisfatte. Ma per ora il mercato sembra disposto a credere che Jensen Huang - l'uomo capace di trasformare un produttore di schede grafiche per videogiochi nel motore dell'AI globale - abbia ancora assi nella manica. E i 5.500 miliardi di market cap segnalano che gli investitori stanno prezzando Nvidia non più come una semplice società di semiconduttori, ma come l'infrastruttura portante della nuova economia dell'AI. Una scommessa gigantesca, che incorpora crescita, dominio tecnologico e una domanda di potenza computazionale che, almeno per ora, continua a sembrare inesauribile.
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Rischio con i prodotti a leva:
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