MPS-Banco BPM: sul mercato profumo di nozze
C'era una volta il TACO. Trump Always Chickens Out: la tesi confortante che il presidente americano avrebbe sempre trovato un'uscita di sicurezza nelle crisi che lui stesso alimentava. Il mercato ci credeva: ogni titolo di cessate il fuoco provocava vendite istantanee sull'oro nero. Poi è arrivato il NACHO Not A Chance Hormuz Opens: lo scenario di tensione permanente nello Stretto di Hormuz non si risolve, si gestisce. Il segnale più eloquente non arriva dai future sul greggio, ma dal mercato assicurativo.
I premi di guerra per i transiti nello Stretto hanno raggiunto il 2,5% del valore dello scafo per singolo viaggio, contro lo 0,1% prebellico. Il Brent, pur sceso dai massimi bellici di 126 dollari al barile, tratta ancora oltre quota 100, con un rialzo di oltre il 38% rispetto ai livelli pre-conflitto. Sul fronte tassi, il segmento a breve ha riprezzato bruscamente al rialzo, con un appiattimento marcato delle curve dei rendimenti. Eppure i mercati azionari sfidano la gravità: l'S&P 500 ha aggiornato i massimi storici, come se la geopolitica fosse un rumore di fondo. È questa la vera anomalia: non la crisi in sé, ma la sua coesistenza con l'euforia azionaria. Wall Street ha imparato a convivere col NACHO come aveva imparato a farlo col TACO.
Appuntamenti Macro
| Lunedì 11/05 | La settimana inizia con il report mensile della Bundesbank e con il dato USA che misura le vendite di case esistenti. Al Senato statunitense è in agenda il voto per la conferma di Kevin Warsh a chairman della Federal Reserve. |
| Martedì 12/05 | Per quanto riguarda la Germania, attenzione ai numeri sul tasso di inflazione nel mese di aprile (dato finale) ed al dato che misura il sentiment degli investitori istituzionali misurato dallo ZEW Institute. Nel caso del nostro Paese focus invece sulla produzione industriale. Negli USA sono in agenda i dati sul sentiment delle piccole imprese e quelli sull'indice prezzi al consumo. |
| Mercoledì 13/05 | Eurostat pubblica gli aggiornamenti su crescita dell'economia (PIL preliminare) e produzione industriale. Il Bureau of Labor Statistics statunitense diffonde invece l'aggiornamento sui prezzi alla produzione. |
| Giovedì 14/05 | Prima dell'avvio delle contrattazioni in Europa, focus sul PIL e sulla produzione industriale britannica. Dagli Stati Uniti giungeranno invece gli aggiornamenti su vendite al dettaglio, nuove richieste di sussidio e prezzi delle importazioni. |
| Venerdì 15/05 | La BCE pubblica il suo bollettino mensile mentre dal fronte statunitense sono in agenda i dati su manifatturiero dell'area di New York e produzione industriale. |
Warsh alla Fed, parte la sfida
Oggi il Senato statunitense è chiamato al voto finale sulla conferma di Kevin Warsh alla presidenza della Federal Reserve. Una formalità annunciata, dopo il via libera della Commissione bancaria, ma il contesto in cui l'ex governatore raccoglierà il testimone da Jerome Powell - il cui mandato scade il 15 maggio - è tutt'altro che ordinario. Warsh eredita una Banca centrale spaccata. L'ultima riunione del FOMC ha registrato quattro dissensi, il numero più alto dal 1992: tre presidenti regionali - Hammack, Logan e Kashkari - contrari al mantenimento di un "easing bias" che giudicano incompatibile con i rischi inflazionistici, e il governatore Miran su posizioni opposte, a favore di un taglio immediato. Sullo sfondo, lo shock petrolifero. Il modello Nowcasting della Fed di Cleveland stima un'inflazione PCE complessiva al 5,4% e un CPI al 6,1%. Gli analisti prevedono un CPI di maggio al 4,3%. Il "3% è il nuovo 2%", avvertono gli analisti, e il 4% è ormai dietro l'angolo. Per Warsh, che ha promesso un "cambio di regime" e riunioni meno ingessate, la sfida è doppia: gestire il dissenso interno che lui stesso invoca come metodo, e farlo mentre il mercato prezza tassi fermi almeno fino a fine 2027, ignorando le pressioni di Trump per un allentamento. Non sarà solo. Powell resterà come governatore, dichiaratamente "a basso profilo" ma deciso a difendere l'indipendenza dell'istituzione dal "battering" dell'amministrazione. Una presenza ingombrante o una sponda preziosa: il voto di oggi consegna a Warsh le chiavi, non la quiete.
MPS-Banco BPM: nasce un gigante
Si fanno sempre più insistenti i rumor su una possibile integrazione tra MPS e Banco BPM. Un'operazione che porterebbe alla creazione del terzo polo bancario italiano capace di bilanciare lo strapotere di Intesa Sanpaolo e UniCredit grazie alla sua logica industriale e alla complementarietà dei business delle due banche. Banco BPM vanta infatti una storica leadership nel Nord Italia, in primis in quel cuore produttivo del Paese rappresentato da Lombardia, Piemonte e Veneto, MPS ha un presidio capillare nel Centro, partendo ovviamente dalla Toscana, e in diverse aree del Sud del Paese. Il matrimonio tra i due istituti di credito ridurrebbe in modo sensibile la sovrapposizione delle due reti, permettendo al contempo sinergie di costo e una piattaforma di ricavi diversificata tra retail, corporate e wealth management. Numeri alla mano, si verrebbe a creare una realtà da circa 7,5 milioni di clienti, con circa 2.500 filiali, quasi 36mila dipendenti e una market cap di 47,5 miliardi di euro. Un primo traino all'integrazione viene dall'ingente stock di DTA ancora detenuto da MPS. Le forti perdite del passato hanno lasciato in eredità circa 2,9 miliardi di euro di Deferred Tax Assets e l'elevata redditività di Banco BPM permetterebbe di assorbire queste attività fiscali molto più velocemente. Secondo alcune stime, l'integrazione delle DTA di Siena potrebbe generare un beneficio fiscale stimato tra lo 0,5% e lo 0,7% in termini di CET1 ratio. Il vero asset dalla combo delle due realtà tuttavia sembra venire in ottica prospettica dall'universo del risparmio gestito e da quello assicurativo. Banco BPM lo scorso anno ha preso il controllo di Anima SGR, MPS possiede circa il 13% di Generali, che a sua volta controlla circa il 51% di Banca Generali. Sull'asse Milano-Siena si verrebbe a creare un campione nazionale capace di distribuire e lavorare sui prodotti con profili commissionali più elevati ed eterogenei sfruttando la leva di una capillare presenza territoriale.
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Rischio Worst-of:
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Rischio con i prodotti a leva:
A causa dell'effetto leva, il rischio di perdita (rischio di perdita totale) aumenta con i prodotti a leva, ad esempio Bull & Bear Certificates, Warrant e Mini Futures.