Auto elettriche, le vincitrici del caro benzina?
Sostenuti da tagli fiscali, risultati trimestrali e dall’onda lunga degli investimenti in intelligenza artificiale, i mercati americani hanno aggiornato i massimi storici. Lo shock inflazionistico è reale - i prezzi della benzina mordono - ma gli Stati Uniti restano, strutturalmente, molto più immuni alle carenze fisiche che stanno invece per colpire Europa e Asia.
Le ultime petroliere partite dal Golfo prima dell'inizio del conflitto hanno ormai raggiunto le loro destinazioni. Da questo momento, le carenze non potranno che aggravarsi. L'Eurozona rischia un'inflazione sopra il 3% con una crescita sotto lo 0,5%, e per ogni settimana aggiuntiva di stallo nello Stretto si stima un ulteriore deterioramento dello 0,1% sul PIL e un analogo rialzo dei prezzi al consumo. Dopo il Covid e la guerra in Ucraina, con lo Stretto di Hormuz chiuso e il traffico marittimo nel Golfo quasi fermo, si apre il terzo capitolo di una storia che avrebbe dovuto essere già riscritta. Difesa, energia, produzione alimentare rappresentano tre pilastri che nessuna economia moderna può permettersi di affidare interamente alla buona volontà degli altri. In un mondo che torna a frammentarsi, l'autonomia in questi tre campi rappresenta un imperativo.
Appuntamenti Macro
| Lunedì 27/04 | La settimana inizia con i dati tedeschi su vendite al dettaglio e prezzi delle importazioni. |
| Martedì 28/04 | Nella notte europea focus sulle indicazioni che emergeranno dal meeting della Bank of Japan mentre dagli USA arriveranno i numeri su prezzi delle abitazioni e fiducia dei consumatori. |
| Mercoledì 29/04 | Nel corso della prima parte la BCE diffonde i dati su offerta di moneta M3 e prestiti ai privati. Nel pomeriggio attenzione invece agli aggiornamenti statunitensi su ordini di beni durevoli, bilancia merci ed all'accoppiata formata da permessi di costruzione e nuovi cantieri edili. È il giorno dei meeting della Bank of Canada e della Federal Reserve. |
| Giovedì 30/04 | Si riuniscono i board della Bank of England e della BCE mentre Eurostat e Istat diffondono i numeri preliminari sull'inflazione nel mese di aprile e l'aggiornamento sull'andamento del tasso di disoccupazione. Negli USA è in agenda la prima stima sulla crescita economica del Q1, i numeri su redditi-spese, l'indice prezzi CPI e le nuove richieste di sussidio di disoccupazione. |
| Venerdì 01/05 | Bank Holiday in Francia, Germania e Italia. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, sono in agenda i dati sul sentiment dei direttori degli acquisti del manifatturiero. |
La strategia del Kan
L'orologio dell'economia globale scandisce l'avvio delle riunioni delle principali Banche centrali, tutte accomunate da un unico e ineludibile leitmotiv: la conferma dei tassi in attesa di capire quanto durerà il blocco di Hormuz. Nella cultura nipponica, "Kan" significa guardare con l'anima: non si può comprendere davvero qualcosa se si interviene troppo presto con il giudizio. È proprio questo concetto che domani, con tutta probabilità, guiderà la Bank of Japan. Poi sarà la volta della Federal Reserve e della BCE: in attesa di Warsh, l'istituto con sede a Washington dovrebbe confermare per la terza volta il costo del denaro nel range 3,5–3,75% mentre Christine Lagarde & Co. dovrebbero ribadire lo status quo rilevando come il "comfortable place" di recente memoria non è più così confortevole. Nel caso della Bank of England, gli operatori sono concordi nel ritenere che una pausa sia meno rischiosa per l'economia di una stretta prematura. In questo scenario di attesa coordinata, le Banche centrali sembrano aver fatto propria la lezione del Kan: osservare, attendere, comprendere prima di agire. Il blocco di Hormuz ha trasformato l'incertezza da variabile residuale a protagonista assoluta delle decisioni di politica monetaria, imponendo a tutti gli istituti una prudenza che non è immobilismo, ma strategia. Perché in economia, come nella cultura giapponese, intervenire nel momento sbagliato può rivelarsi particolarmente dannoso.
Il petrolio elettrizza l’auto
Lo scoppio della guerra in Iran ha avuto e sta avendo forti ripercussioni sui prezzi delle materie prime energetiche. I prezzi di gas e petrolio hanno ripercorso quella parabola che già nel 2022, all'epoca dell'avvio del conflitto in Ucraina, aveva portato a un forte incremento delle quotazioni del greggio. E se già allora il mercato delle auto elettriche era stato protagonista di una decisa ascesa nelle preferenze dei consumatori, l'attuale contesto pare spingere con decisione la diffusione mass market dei veicoli elettrici. Nei primi tre mesi del 2026 le vendite in Europa sono cresciute del 32,5% rispetto a 12 mesi prima, toccando le quasi 547mila autovetture immatricolate. Dal 15,2% del 2025, la market share è salita al 19,4%. Una tendenza che interessa tutti i principali mercati di sbocco, Italia compresa. Nel Belpaese sono state vendute 37.836 unità nei primi tre mesi dell'anno, con una crescita delle immatricolazioni del 64,7% e una quota di mercato arrivata al 7,8% del totale dal 5,2% del 2025. Un trend che proprio con lo scoppio della guerra in Iran ha visto una netta accelerazione: nel solo mese di marzo sono state immatricolate 16.000 auto elettriche, nuovo record storico per un singolo mese e un impressionante +71,1% su base annua. Negli USA la tendenza è simile e l'abbandono dei motori termici per neutralizzare la volatilità dei costi energetici appare su entrambe le sponde dell'Atlantico non più e non solo una scelta economica ma piuttosto una strategia di difesa economica. Le auto elettriche appaiono dunque tra i possibili vincitori di questo nuovo contesto geopolitico e a favorirne le prospettive contribuisce anche l'avvicinarsi della parità di prezzo tra termico ed elettrico. Scenario attualmente previsto per il 2030 ma che potrebbe addirittura avvicinarsi se la crescita delle vendite dovesse favorire lo sviluppo di economie di scala.
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Rischio con i prodotti a leva:
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