Un cocktail di emozioni per i mercati
Tensioni geopolitiche internazionali da un lato, tensioni politiche interne dall’altro. Il fattore Trump continua a shakerare il sentiment degli operatori in questo avvio di 2026. Sul fronte internazionale, alla partita venezuelana si sono aggiunte quella iraniana e quella danese. Se per ora la questione riguardante Teheran è stata messa in stand-by, “fonti importanti” avrebbero riferito che le uccisioni e le esecuzioni sono state fermate, il numero uno della Casa Bianca ha confermato i suoi intenti verso la Groenlandia, irritando gli alleati europei e portando 7 Paesi della NATO che hanno inviato alcune unità delle loro truppe.
Tabella weekly
Tensioni geopolitiche internazionali da un lato, tensioni politiche interne dall’altro. Il fattore Trump continua a shakerare il sentiment degli operatori in questo avvio di 2026. Sul fronte internazionale, alla partita venezuelana si sono aggiunte quella iraniana e quella danese. Se per ora la questione riguardante Teheran è stata messa in stand-by, “fonti importanti” avrebbero riferito che le uccisioni e le esecuzioni sono state fermate, il numero uno della Casa Bianca ha confermato i suoi intenti verso la Groenlandia, irritando gli alleati europei e portando 7 Paesi della NATO che hanno inviato alcune unità delle loro truppe. Ad agitare, per ora sommessamente, il mood del mercato è tuttavia la questione Fed. L’incriminazione di Jerome Powell ordinata da Trump con l’accusa di “sabotaggio economico” segna un attacco frontale all’indipendenza della Federal Reserve ed è un elemento di preoccupazione non banale per gli investitori istituzionali, con un premio al rischio “politico” destinato a salire specie sulla parte lunga della curva del debito sovrano USA. Se per ora le indicazioni giunte dalle trimestrali hanno aiutato a calmierare i timori del mercato, il cocktail shakerato da Trump rischia tuttavia di produrre più di un mal di testa.
Appuntamenti Macro
| Lunedì 19/01: | Inizio di settimana all’insegna del Dragone: in arrivo i dati cinesi su produzione industriale, vendite al dettaglio e crescita dell’economia. In Europa sarà la volta dei dati definitivi sull’inflazione di dicembre 2025. |
| Martedì 20/01: | Prima dell’avvio degli scambi in Europa attenzione ai numeri britannici sull’andamento del mercato del lavoro mentre nel corso della prima parte sarà la volta dell’indice tedesco ZEW. In calendario troviamo il meeting dell’Ecofin. |
| Mercoledì 21/01: | Dal Regno Unito è in arrivo l’aggiornamento sull’inflazione mentre negli USA sono in agenda i numeri su spese per costruzioni e compromessi immobiliari. |
| Giovedì 22/01: | La BCE diffonde le minute dell’ultima riunione mentre dagli Stati Uniti giungeranno gli aggiornamenti su PIL, indice dei prezzi PCE, redditi e spese. Prevista la pubblicazione anche delle nuove richieste di sussidio e delle scorte di petrolio. |
| Venerdì 23/01: | Si riunisce il board della Bank of Japan mentre in Europa, Regno Unito e Stati Uniti l’appuntamento è con i dati flash sul sentiment dei direttori degli acquisti, i famigerati indici PMI, sia per quanto riguarda il settore manifatturiero che i servizi (dati preliminari). |
PMI: l’indice che sa tutto
I PMI (Purchasing Managers’ Index) sono tra i pochi indicatori macroeconomici che meritano davvero l’etichetta di “lead indicator”. Tra i termometri macro più rapidi e “market-moving”, si tratta di indici basati su survey mensili sottoposte ai direttori degli acquisti - figure operative che captano in tempo reale oscillazioni di ordini, tempi di consegna e pressioni sui costi input - segnalano espansione sopra la soglia dei 50 punti e contrazione sotto. La loro correlazione con il PIL trimestrale è robusta al punto che sia la Fed che la BCE li integrano nei modelli di “nowcasting” ufficiali. Oltre al dato generale, grande attenzione va riservata anche ai sottoindici relativi nuovi ordini, prezzi e ordini in arretrato. Se nel caso di Regno Unito e Stati Uniti i dati relativi al mese di dicembre 2025 si sono entrambi attestati in territorio positivo, più solido nel caso degli USA, più incerto in quello della “Perfida Albione”, nel caso di Eurolandia continuiamo ad assistere ad un approccio a due velocità, in rialzo nel caso del terziario ed in contrazione in quello del manifatturiero. Con i PMI in versione “flash”, venerdì si chiuderà una settimana che oggi propone i dati cinesi su produzione industriale, vendite al dettaglio e PIL, domani prevede l’indice tedesco ZEW ed i dati britannici sull’andamento del mercato del lavoro mentre mercoledì, sempre restando Oltremanica, è in arrivo l’aggiornamento sull’inflazione. Giovedì negli Stati Uniti sono in agenda gli aggiornamenti su PIL, indice dei prezzi PCE, redditi e spese. Venerdì attenzione anche al meeting della Bank of Japan.
Carte di credito: in gioco 100 miliardi
Martedì 20 gennaio Donald Trump festeggerà il primo anniversario del suo ritorno alla Casa Bianca. Un giorno che per il mondo delle carte di credito USA potrebbe passare alla storia. Nell’ultima settimana il tycoon ha infatti proposto di imporre un tetto al 10% ai tassi di interesse richiesti dagli emittenti di carte di credito. Un’idea che inevitabilmente ha creato un dibattito acceso all’interno della prima economia mondiale. Se infatti l’intento del Presidente USA è quello di dare seguito alle promesse elettorali di una riduzione del costo della vita, dall’altra le cifre in gioco sono enormi e potrebbero creare più insidie che opportunità. In un clima che sembra sempre più orientato e catalizzato alle elezioni di mid-term di novembre, un appuntamento fondamentale per evitare di trovarsi azzoppato in Congresso, Trump con questa proposta intende trasformare il credito al consumo in uno strumento di consenso politico. Attualmente il debito totale dei cittadini americani sulle carte di credito supera i 1.140 miliardi di dollari e un tetto al 10% porterebbe a un risparmio per i consumatori stimato in circa 100 miliardi di dollari. Attualmente il tasso medio applicato su questi strumenti oscilla tra il 20 e il 25%, con picchi superiori al 30% per i profili più rischiosi. A novembre il tasso di interesse medio secondo i dati rilevati dalla Fed era del 20,97%. I risparmi per i cittadini porterebbero tuttavia a un effetto collaterale indesiderato: una pesante stretta creditizia. Gli analisti prevedono che le banche USA potrebbero revocare le linee di credito a circa 30-50 milioni di americani classificati come “subprime”. Da un punto di vista borsistico, la formalizzazione di questa idea avrebbe un pesante impatto tanto sui giganti bancari come JP Morgan o Capital One quanto su Visa e Mastercard. Sul fronte opposto, il settore Fintech e “Buy Now Pay Later”, con aziende come Affirm o Klarna, potrebbe vedere un’esplosione della domanda posizionandosi come alternativa per chi viene rifiutato dalle banche tradizionali.
Grafico 1 anno Visa
Grafico 5 anni Visa
Rischi
Rischio di Cambio:
Qualora il prodotto abbia come sottostante/i titoli non quotati in Euro, il valore del prodotto dipenderà anche dal tasso di cambio tra la valuta straniera e l’Euro nel caso in cui il prodotto non abbia una copertura (opzione quanto).
Rischio di Mercato:
Gli investitori devono tenere presente che l’andamento dei prezzi delle azioni delle società sopra menzionate è influenzato da molti fattori imprenditoriali, ciclici ed economici, che dovrebbero essere presi in considerazione al fine di formarsi un’idonea opinione sul mercato. Il prezzo delle azioni potrebbe muoversi diversamente rispetto alla previsione degli investitori, portando a perdite di capitale. Inoltre, i rendimenti passati e le opinioni degli analisti non sono un indicatore per i rendimenti futuri.
Rischio Emittente:
Gli investitori sono esposti al rischio che l’Emittente (Vontobel Financial Products GmbH, Francoforte sul Meno) o il Garante (Vontobel Holding AG, Zurigo) non risultino in grado di adempiere ai propri obblighi in relazione al prodotto. È possibile una perdita totale del capitale investito. In quanto titoli di credito, i prodotti non sono soggetti ad alcuna protezione dei depositi.
Rischio Worst-of:
Questo tipo di prodotto fa riferimento a più sottostanti. Pertanto, il grado di dipendenza dell'andamento del valore dei sottostanti l'uno rispetto all'altro (denominato correlazione) è essenziale per valutare il rischio che almeno un sottostante raggiunga la sua barriera. Gli investitori devono sapere che, in presenza di più sottostanti, è il sottostante che ha registrato l'andamento meno favorevole durante la durata dei titoli (struttura denominata “Worst-of”) a determinare l'importo del pagamento. Il rischio di perdita del capitale investito è quindi nettamente più elevato con le strutture Worst-of rispetto ai titoli con un unico sottostante.
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