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Venezuela, effetto domino su oro e dollaro

Vontobel Markets
12 gen 2026 | 4 Minuti di lettura
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Dopo l’operazione militare degli USA in Venezuela, nella prima settimana di Borsa completa del 2026 l’attenzione degli investitori è stata rivolta agli sviluppi geopolitici e ad alcuni dati macroeconomici importanti. Le turbolenze politiche in Venezuela hanno fatto balzare il prezzo dell’oro e rafforzato il dollaro USA, mentre sul petrolio l’impatto - almeno nel breve termine - è stato minimo. A questa criticità si è aggiunta la rinnovata mira espansionistica del presidente Trump, che ora vuole la Groenlandia per “ragioni di sicurezza nazionale”. Questa settimana l’amministrazione Trump dovrebbe incontrare i funzionari danesi per discutere di come gli USA possano acquisire l’isola più grande del mondo.

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Tabella weekly

Tabella weekly

Dopo l’operazione militare degli USA in Venezuela, nella prima settimana di Borsa completa del 2026 l’attenzione degli investitori è stata rivolta agli sviluppi geopolitici e ad alcuni dati macroeconomici importanti. Le turbolenze politiche in Venezuela hanno fatto balzare il prezzo dell’oro e rafforzato il
dollaro USA, mentre sul petrolio l’impatto - almeno nel breve termine - è stato minimo. A questa criticità si è aggiunta la rinnovata mira espansionistica del presidente Trump, che ora vuole la Groenlandia per “ragioni di sicurezza nazionale”. Questa settimana l’amministrazione Trump dovrebbe incontrare
 i funzionari danesi per discutere di come gli USA possano acquisire l’isola più grande del mondo. Sul fronte dei dati macro, dal report sul mercato del lavoro
degli Stati Uniti di dicembre è emerso che le buste paga del settore non agricolo sono aumentate di 50 mila unità, rispetto alle 60 mila attese, mentre il tasso di disoccupazione è calato al 4,4% rispetto al 4,5% di novembre. I mercati ora prevedono che la Fed rimarrà in attesa. Il prossimo taglio dei tassi non è atteso prima di giugno, anche se le indicazioni che domani arriveranno dall’inflazione di dicembrepotrebbero cambiare le carte in tavola.

Appuntamenti Macro

Lunedì 12/01: La settimana inizia con l’indice che misura la fiducia di investitori ed analisti europei elaborato da Sentix.
Martedì 13/01: Tra le tante indicazioni in arrivo dagli Stati Uniti, spiccano l’indice delle
piccole imprese, quello che misura le vendite di case nuove e l’aggiornamento relativo all’andamento dell’inflazione a dicembre 2025.
Mercoledì 14/01: Riflettori puntati sulla bilancia commerciale cinese e sui dati
statunitensi che misurano prezzi alla
produzione, vendite al dettaglio e vendite di case esistenti. In serata la Federal Reserve diffonde il Beige Book.
Giovedì 15/01: Prima dell’avvio degli scambi in Europa attenzione ai numeri britannici su crescita dell’economia e produzione industriale. Output del secondario
protagonista anche nel caso di Eurolandia e del nostro Paese. Fronte statunitense, focus sugli aggiornamenti relativi le nuove richieste di sussidio di disoccupazione, gli indici manifatturieri di New York e Philadelphia ed i prezzi delle importazioni.
Venerdì 16/01: Destatis diffonde l’indice finale sull’andamento dell’inflazione tedesca a dicembre. Dagli USA sono in arrivo i numeri su produzione industriale e utilizzo della capacità produttiva.

2026: il ritorno di Riccioli d’Oro

Bentornata Goldilocks. Il 2026 si apre sotto i migliori auspici per gli investitori, segnando il ritorno di quell’economia “né troppo calda, né troppo fredda” che i mercati amano. La crescita economica è vista ad un livello che non dovrebbe frenare né il processo di riduzione dei tassi USA e né la crescita degli utili aziendali. Uno scenario che piace sia al reddito fisso sia all’azionario perché combina condizioni finanziarie non punitive e utili ancora in espansione. Sull’azionario, le stime puntano a un guadagno del 10%, ma attenzione: la marea non alzerà tutte le barche. In special modo per quanto riguarda gli Stati Uniti, l’economia continuerà ad essere caratterizzata da una “K”, con i consumi sostenuti quasi esclusivamente dai ceti più abbienti, mentre la crescita salariale resta modesta. L’inflazione si conferma appiccicosa in alcuni comparti, ma mostra segnali di raffreddamento grazie al rientro dei costi abitativi e a un mercato del lavoro che perde lentamente pressione. La strategia facile di comprare ciecamente i “Magnifici 7” del Tech potrebbe non bastare più; il 2026 richiederà una selezione
chirurgica tra vincitori e vinti, privilegiando le Large Cap. Ma l’anno da poco iniziato sarà anche quello delle elezioni di Mid Term negli USA. Un calo di sostegno repubblicano potrebbe innescare politiche fiscali espansive a breve, per rilanciare rating e umore di mercato. In sintesi, il 2026 non sarà privo di sfide, ma
la rete di protezione della Fed e la solidità degli utili disegnano un anno solido per gli asset di rischio.

La Borsa mette nel mirino la difesa UE

L’apertura del 2026 ha segnato un punto di volta geopolitico non banale. Il raid USA in Venezuela con cui gli Stati Uniti hanno messo fine alla dittatura di Maduro ha scompaginato il tradizionale modus operandi cui erano abituate le diplomazie internazionali. La postura aggressiva dell’amministrazione Trump ha messo il turbo ai titoli della difesa, specie quelli europei. Dietro ai rialzi di Borsa vi sono soprattutto le parole del Tycoon USA sulla Groenlandia. Il rinnovato ed esplicito interesse verso il territorio danese suggerisce la disponibilità a tradurre in
pratica azioni ambizioni dichiarate da tempo. In un contesto che in Europa vede tempi ancora lunghi nei dialoghi per la fine della guerra tra Russia e Ucraina, la pressione americana verso il territorio di un alleato NATO introduce una nuova fonte di incertezza all’interno dell’Alleanza. Sopratutto ribadisce la necessità per gli europei di rafforzare le proprie capacità belliche. I piani di spesa europei sembrano così sempre più blindati, con le proiezioni arrivate a 420 miliardi entro il 2028, dai 350 miliardi spesi del 2025. A beneficiarne soprattutto i campioni nazionali, da Leonardo a Rheinmetall e BAE Systems. Se la spinta in Borsa legata a questo newsflow appare evidente, interessante notare come le aziende della difesa europea potrebbero trarre giovamento anche dalla volontà di Trump di portare il budget militare USA a 1.500 miliardi nel 2027. Si tratterebbe di una crescita di oltre il 66% rispetti ai 901 miliardi di dollari approvati dal Congresso per il 2026. Se indubbiamente questa è una buona notizia per il settore a stelle e strisce, sono le parole e le intenzioni di Trump a rendere più attraente
le aziende europee in questa fase. Il Presidente USA ha messo nel mirino il settore, volendo imporre restrizioni esplicite ai buyback e alla distribuzione dei dividendi, oltre a controllare la retribuzione degli AD americani. Tutti fattori che aumentano i premi di rischio di governance e normativi per le aziende USA a favore di quelle europee.

Rischi

Rischio di Cambio:

Qualora il prodotto abbia come sottostante/i titoli non quotati in Euro, il valore del prodotto dipenderà anche dal tasso di cambio tra la valuta straniera e l’Euro nel caso in cui il prodotto non abbia una copertura (opzione quanto).

Rischio di Mercato:

Gli investitori devono tenere presente che l’andamento dei prezzi delle azioni delle società sopra menzionate è influenzato da molti fattori imprenditoriali, ciclici ed economici, che dovrebbero essere presi in considerazione al fine di formarsi un’idonea opinione sul mercato. Il prezzo delle azioni potrebbe muoversi diversamente rispetto alla previsione degli investitori, portando a perdite di capitale. Inoltre, i rendimenti passati e le opinioni degli analisti non sono un indicatore per i rendimenti futuri.

Rischio Emittente:

Gli investitori sono esposti al rischio che l’Emittente (Vontobel Financial Products GmbH, Francoforte sul Meno) o il Garante (Vontobel Holding AG, Zurigo) non risultino in grado di adempiere ai propri obblighi in relazione al prodotto. È possibile una perdita totale del capitale investito. In quanto titoli di credito, i prodotti non sono soggetti ad alcuna protezione dei depositi.

Rischio Worst-of:

Questo tipo di prodotto fa riferimento a più sottostanti. Pertanto, il grado di dipendenza dell'andamento del valore dei sottostanti l'uno rispetto all'altro (denominato correlazione) è essenziale per valutare il rischio che almeno un sottostante raggiunga la sua barriera. Gli investitori devono sapere che, in presenza di più sottostanti, è il sottostante che ha registrato l'andamento meno favorevole durante la durata dei titoli (struttura denominata “Worst-of”) a determinare l'importo del pagamento. Il rischio di perdita del capitale investito è quindi nettamente più elevato con le strutture Worst-of rispetto ai titoli con un unico sottostante.

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