È l’inflazione, bellezza
La scorsa settimana la BCE ha confermato quello che il mercato già si aspettava: l’inflazione in Europa è ripartita e Francoforte ha risposto alzando i tassi di 25 punti base. Soprattutto, ha rivisto al rialzo le stime sui prezzi per il 2027-2028, lasciando aperta la porta a nuovi interventi se la pressione energetica dovesse proseguire. La corsa del petrolio ha infatti ristretto lo spazio di manovra dell’Eurotower, già alle prese con un’economia in rallentamento. E se in Europa il copione era scritto, questa settimana dovrebbe essere la Fed a muovere ancora i tassi. Il CPI USA di agosto ha rafforzato questa prospettiva, facendo salire oltre l’82% le probabilità di rialzo indicate dal FedWatch Tool.
Il ritorno delle banche centrali su una linea restrittiva ha riacceso le tensioni sui bond, dove ai tassi più elevati si sommano la raccolta dei colossi AI e i dubbi sulla credibilità fiscale degli Stati. Negli USA, le mosse di Scott Bessent non hanno frenato la salita dei rendimenti e sono state lette da parte del mercato come un segnale di debolezza. A complicare il quadro c’è poi la promessa di Trump di distribuire 5.000 dollari a ogni cittadino americano in caso di vittoria alle Midterm, per un costo stimato in 1.200-1.300 miliardi. Petrolio, inflazione e credibilità fiscale rischiano così di intrecciarsi in un vortice pericoloso. È l’inflazione, bellezza.
| Lunedì 14/09 | La settimana parte con la produzione industriale giapponese e con i dati cinesi su investimenti esteri e nuovi prestiti. |
| Martedì 15/09 | In Cina sono in agenda i numeri su produzione industriale, vendite al dettaglio e tasso di disoccupazione. Prima dell’avvio degli scambi in Europa sarà la volta dei dati britannici sul mercato del lavoro mentre nel corso della prima parte attenzione agli aggiornamenti sulla bilancia commerciale di Italia e Zona Euro. Lo ZEW Institute pubblica il dato sul sentiment degli investitori istituzionali tedeschi mentre dagli USA è in arrivo l’indice del manifatturiero di New York. |
| Mercoledì 16/09 | In agenda i dati britannici sui prezzi alla produzione ed al consumo mentre Eurostat diffonde la produzione industriale. Dagli USA giungeranno gli aggiornamenti su vendite al dettaglio e scorte di petrolio. In serata l’appuntamento è con la Federal Reserve. |
| Giovedì 17/09 | Eurostat pubblica il dato definitivo sull’inflazione di agosto mentre a Londra è in programma il board della Bank of England. Per quanto riguarda gli USA, in arrivo le nuove richieste di sussidio di disoccupazione, l’indice manifatturiero di Philadelphia e l’accoppiata nuovi cantieri edili e permessi di costruzione. |
| Venerdì 18/09 | In calendario il meeting della Bank of Japan e l’aggiornamento statunitense sulla produzione industriale. |
Il giro di vite dei tassi
La prossima settimana i mercati entreranno in un nuovo giro di vite monetario. Fed, Bank of England e Bank of Japan si riuniranno a pochi giorni di distanza, con decisioni diverse ma unite dallo stesso tema: l’inflazione continua a condizionare le scelte delle banche centrali e, di riflesso, il prezzo del denaro. Negli Stati Uniti il mercato assegna circa l’85% di probabilità a un rialzo di 25 punti base, che porterebbe i Fed Funds al 3,75%-4,00%. La decisione resta, anche a causa delle pressioni in arrivo dalla Casa Bianca, però più aperta rispetto agli altri istituti. A rendere il meeting ancora più rilevante saranno le nuove proiezioni economiche e il dot plot, da cui gli investitori cercheranno indicazioni sul percorso dei tassi nei mesi successivi. A Londra, invece, lo scenario prevalente resta quello di tassi invariati al 3,75%. L’attenzione si concentrerà soprattutto sulla composizione del voto. Una crescita britannica più resistente del previsto e pressioni inflazionistiche ancora elevate potrebbero infatti aumentare il peso del fronte favorevole a una nuova stretta nei prossimi mesi. In Giappone il mercato si attende una mossa più netta. La BoJ dovrebbe alzare il tasso dall’1% all’1,25% e inflazione elevata e debolezza dello yen mantengono aperta anche la possibilità di ulteriori rialzi entro fine anno. Per gli investitori, la sequenza di Fed, BoE e BoJ riporta quindi al centro bond, valute e titoli growth, gli asset più sensibili alle aspettative sui tassi. Il giro di vite monetario cambia intensità da Paese a Paese, ma resta ancora ben presente sullo sfondo dei mercati.
Robotaxi: la chiamata è partita
Per anni il robotaxi è rimasto una chiamata senza risposta, quasi una chimera tecnologica apparentemente irraggiungibile. Oggi il settore appare completamente diverso, con un intero ecosistema globale che si è finalmente messo in viaggio con decisione. A dimostrarlo sono alcuni numeri eloquenti: Waymo ha superato la soglia di 20 milioni di viaggi autonomi e prepara l’ingresso in Europa, mentre Apollo Go di Baidu è arrivata a coprire ben 28 città. Uber sta invece moltiplicando gli accordi strategici per penetrare nuove aree del globo: con Pony.ai prevede, ad esempio, di schierare oltre 2.000 robotaxi in cinque città europee. Un ecosistema diventato sempre più articolato anche nei modelli di business per massimizzare i ricavi. Alphabet e Baidu controllano tecnologia e servizio, Tesla punta sull’integrazione completa tra auto, software e flotta. Uber vuole diventare la piattaforma attraverso cui passano operatori diversi, mentre NVIDIA e Mobileye cercano di vendere il cervello digitale dell’autonomia a chiunque voglia investire e mettersi in strada. Modelli differenti, ma una stessa destinazione: trasformare la mobilità in un servizio continuo, efficiente e meno legato al possesso dell’auto. Oggi il business mondiale vale appena 1,3 miliardi di dollari, ma le prospettive future sono di ben altra scala. Goldman Sachs stima 415 miliardi nel 2035, con circa 6 milioni di robotaxi in circolazione su strada. Morgan Stanley arriva a 1.000 miliardi entro il 2040 e vede il break-even per l’intero settore già dal 2028. Eccezion fatta per Tesla, anche le valutazioni finanziarie non sembrano incorporare interamente questa optionality: il forward P/E è di circa 25 volte per Alphabet, 17 per Uber e 14,5 per Baidu. La chiamata è partita: ora il mercato dovrà capire chi saprà trasformare le corse in margini e profitti sostenibili nel tempo.
I Certificati d’investimento su società legate ai Robotaxi
I Certificati a Leva su Tesla
Andamento a 1 anno del prezzo di Tesla
Andamento a 5 anni del prezzo di Tesla
Rischi
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