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Intesa, Banco BPM e MPS: lo Stato del Risiko Bancario Italiano

10 set 2026 | 4 Minuti di lettura
Skyline Milano

Il 10 settembre 2026 Intesa Sanpaolo ha convocato l'assemblea straordinaria chiamata ad autorizzare l'aumento di capitale al servizio per l'offerta pubblica di acquisto e scambio (OPAS) su Monte dei Paschi di Siena, annunciata lo scorso giugno per un controvalore iniziale di 30,6 miliardi di euro ma che è arrivata a valere circa 35,7 miliardi secondo i prezzi di mercato più recenti. Sul futuro dell'istituto senese, tuttavia, il quadro si è ulteriormente complicato: dopo la proposta di fusione paritaria avanzata da Banco BPM a giugno, MPS ha infatti lanciato due offerte pubbliche di scambio separate su Banco BPM e Banca Generali, per un controvalore complessivo di circa 34 miliardi di euro. Di seguito una panoramica su come si è arrivati a questo punto, sugli quali sviluppi restano da monitorare nelle prossime settimane e su come i mercati stanno prezzando i diversi scenari.

Le mosse sul tavolo

La sequenza ha inizio poco più di un anno fa, quando, a gennaio 2025, MPS ha lanciato un'offerta pubblica di acquisto e scambio su Mediobanca, conclusa nel settembre dello stesso anno con adesioni pari all'86,33% del capitale. L'integrazione tra i due gruppi ha compiuto un ulteriore passo il 3 settembre 2026, quando MPS ha ottenuto dalla BCE l'autorizzazione alla fusione per incorporazione di Mediobanca. Il 7 giugno Banco BPM ha quindi manifestato formalmente il proprio interesse ad avviare un confronto con MPS per una possibile fusione paritaria, che avrebbe dato vita al secondo gruppo bancario italiano. Il giorno successivo Intesa Sanpaolo ha risposto con un'offerta pubblica di acquisto e scambio  (OPAS) concorrente su MPS, offrendo 1,6 azioni Intesa e 1 euro in contanti per ogni azione del Monte.

L'operazione proposta da Intesa prevede sinergie finanziarie lorde a regime per circa 2,9 miliardi di euro annui, equamente ripartite tra maggiori ricavi e risparmi isu costi. Secondo le indicazioni fornite dalla banca agli azionisti in vista dell'assemblea, circa il 60% di questi benefici dovrebbe essere raggiunto entro il 2028, mentre la piena realizzazione è prevista nel 2029. Per agevolare il percorso autorizzativo e limitare le sovrapposizioni commerciali, Intesa ha inoltre raggiunto un accordo con Unipol per la cessione di un perimetro comprendente 635 filiali MPS, destinato successivamente a essere integrato in BPER. L'operazione porterebbe gli attuali azionisti MPS a detenere circa il 21,7% del capitale di Intesa Sanpaolo.

Le contromosse possibili di MPS

Il quadro è cambiato in modo sostanziale il 21 agosto, quando MPS ha formalizzato le ipotesi circolate nelle settimane precedenti con due offerte pubbliche di scambio separate su Banco BPM e Banca Generali. L'offerta pubblica di scambio (OPS) su Banco BPM valuta l'istituto circa 25,3 miliardi di euro e prevede 1,567 azioni MPS per ogni titolo Banco BPM, senza premio rispetto ai prezzi precedenti all'annuncio. L’OPS su Banca Generali ha invece un controvalore di circa 8,7 miliardi e incorpora un premio del 10%. Le due offerte sono autonome e saranno sottoposte, insieme alle altre misure previste dal piano di MPS, all'assemblea straordinaria del Monte convocata per il 29 ottobre. L'avvio delle offerte è previsto, subordinatamente alle necessarie autorizzazioni, per la prima metà di dicembre.

Restano altri due elementi da considerare. Il Ministero dell'Economia, che detiene ancora una quota del 4,8% di MPS, ha sospeso la prevista cessione della propria partecipazione per evitare di interferire con le operazioni in corso e ha chiarito che non procederà alla vendita prima della conclusione dell'attuale fase di consolidamento. Sul fronte regolamentare, Intesa Sanpaolo ha depositato un esposto presso Consob relativo alle offerte di MPS su Banco BPM e Banca Generali, richiamando, tra l'altro, il rispetto della passivity rule e la corretta informazione al mercato. Intanto, a Siena, il futuro della banca continua a rivestire una forte rilevanza territoriale, con il coinvolgimento delle istituzioni locali e regionali nel confronto con il Governo per mantenere il legame tra il Monte e il territorio.

Come reagiscono i mercati

Il titolo MPS continua a risentire delle diverse ipotesi di aggregazione e del valore implicito delle offerte sul tavolo. A fine luglio le azioni avevano raggiunto i 11,8 euro, trainate dalle aspettative di una possibile fusione con Banco BPM. Nelle settimane successive il mercato ha progressivamente incorporato sia l'offerta pubblica di acquisto e scambio (OPAS) di Intesa, sia le contromosse annunciate dal management senese. Il quadro valutativo resta quindi fortemente condizionato dall'esito del risiko: l'offerta di Intesa, inizialmente formulata a 30,6 miliardi di euro, ha raggiunto un valore di mercato di circa 35,7 miliardi, mentre le due OPS promosse da MPS su Banco BPM e Banca Generali valgono complessivamente circa 34 miliardi.

Nel frattempo. i fondamentali di Intesa Sanpaolo restano solidi. Nel primo semestre 2026 l'utile netto si è attestato a 5,554 miliardi di euro, registrando una crescita del 6,5% su base annua, mentre i proventi operativi netti hanno raggiunto i 14,533 miliardi di euro, con un aumento del 5,3%. Il CET1 ratio si è assestato al 13,1% e la banca ha rivisto al rialzo le proprie previsioni per l'intero 2026, indicando un utile netto superiore ai 10 miliardi di euro. Il consensus rilevato su 13 analisti assegna al titolo un giudizio medio ‘Buy’ e un target price nell'area di 7,16 euro. Tra gli aggiornamenti successivi ai risultati semestrali, Barclays ha aumentato il proprio target da 7,10 a 7,30 euro, mantenendo una raccomandazione positiva.

Va infine segnalato, che il consolidamento bancario italiano non è l'unico fronte attivo nel settore europeo. UniCredit resta concentrata sul dossier Commerzbank, avendo costruito una posizione che le consente di accedere a quasi il 50% dei diritti di voto della banca tedesca. Rispetto ai mesi precedenti, tuttavia, l'opposizione politica di Berlino sembra essersi attenuata: il ministro delle Finanze tedesco, Lars Klingbeil, ha aperto a un confronto con l'amministratore delegato di UniCredit, Andrea Orcel, segnando un possibile cambio di atteggiamento da parte del governo tedesco. In Italia, il futuro di MPS dipende invece ormai dall'interazione tra tre fattori: l'OPAS di Intesa, le due offerte lanciate dal MPS su Banco BPM e Banca Generali e il processo di integrazione con Mediobanca. A queste si aggiungono il ruolo del Ministero dell'Economia, l'esame delle operazioni da parte delle autorità e, soprattutto, le due assemblee del 10 settembre per Intesa e del 29 ottobre per MPS, che si preannunciano come momenti cruciali per la configurazione finale del risiko bancario italiano.

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