Siemens Energy avvia la scorporazione della divisione turbine a vapore, mentre i conti volano sull'onda dell'IA
Lo scorso martedì 25 agosto il gruppo tedesco dell'energia ha vissuto una delle giornate più delicate degli ultimi mesi. Da un lato, il consiglio di sorveglianza si è riunito in seduta straordinaria e ha deciso di avviare il percorso per rendere la divisione Transformation of Industry una società autonoma. Dall'altro, l'azienda è arrivata a questo appuntamento forte di una trimestrale (pubblicata il 5 agosto) che ha segnato il miglior risultato di sempre in termini di ordini, ricavi e redditività, trainata in larga parte dalla domanda di infrastrutture energetiche per i data center dell'intelligenza artificiale.
La decisione sulla divisione turbine a vapore
Secondo il comunicato della società del 25 agosto, Siemens Energy intende deconsolidare la divisione Transformation of Industry, mantenendo una partecipazione di minoranza ritenuta significativa. Le opzioni allo studio spaziano dall'ingresso di investitori esterni fino a una possibile operazione sul mercato dei capitali; il gruppo non ha fornito una tempistica precisa per il completamento dell'operazione. La nuova società opererà inizialmente sotto il futuro marchio del gruppo, Omterra, una volta lanciato.
Il CEO Christian Bruch ha spiegato la logica dell'operazione: "Transformation of Industry si è sviluppata con successo negli ultimi anni ed è oggi un business redditizio e ad alta crescita. Vediamo il potenziale per un'ulteriore crescita profittevole se riusciamo ad accelerarne lo sviluppo." Bruch ha aggiunto che, mantenendo l'attuale struttura, il gruppo limiterebbe ciò che la divisione può raggiungere, poiché oggi l'attenzione degli investimenti del gruppo è concentrata su generazione e trasmissione di energia, le aree con il ritorno più immediato. Secondo il comunicato, all'interno dell'attuale struttura Transformation of Industry compete per il capitale con business del gruppo a crescita ancora più rapida, e serve mercati finali in parte diversi dal resto di Siemens Energy, settori come oil & gas, chimica, industria di processo, carta, cemento e marittimo, più rapidi, transazionali e con esigenze diverse rispetto al resto del gruppo; da entità autonoma, la divisione sarebbe meglio posizionata per rispondere al ritmo richiesto da questi mercati.
La divisione, che nell'esercizio fiscale 2025 ha generato 5,7 miliardi di euro di ricavi con un margine di profitto dell'11,3% impiegando circa 17.000 persone, comprende turbine a vapore industriali, compressori, elettrolizzatori per la produzione di idrogeno, generatori e motori, oltre a tecnologie marittime e subacquee. Circa il 50% dei suoi ricavi deriva da attività di servizio, una fonte di reddito stabile e ricorrente.
Nei giorni immediatamente precedenti alla decisione, Bloomberg aveva riportato che il gruppo stava lavorando con Goldman Sachs per raccogliere offerte su una quota di maggioranza della divisione, con diversi fondi di private equity (tra cui CVC Capital Partners, EQT, Bain Capital, Brookfield e KKR) indicati come potenziali interessati ed una valutazione superiore ai 10 miliardi di euro; l'annuncio ufficiale del 25 agosto, tuttavia, lascia aperte anche altre strade oltre alla cessione a un singolo fondo, senza confermare né l'identità di un acquirente né l'entità esatta della quota da cedere.
Ordini e utili da record, spinti dalla domanda di potenza per i data center
Nei risultati del terzo trimestre dell'esercizio fiscale 2026, pubblicati il 5 agosto, Siemens Energy ha riportato una crescita di ordini, e redditività rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente. Gli ordini hanno raggiunto i 17,9 miliardi di euro, un nuovo record, portando il portafoglio ordini complessivo a 162 miliardi di euro (circa il 20% in più su base annua) e un rapporto book-to-bill di 1,57. I ricavi sono saliti del 18,5% su base comparabile a 11,4 miliardi di euro, mentre l'utile prima delle voci straordinarie è più che triplicato, a 1,62 miliardi di euro (da 497 milioni dello stesso trimestre dell'anno precedente). L'utile netto è salito a 1,19 miliardi di euro, da 697 milioni dell'anno precedente.
Per soddisfare la domanda dei data center, il gruppo ha già portato la capacità produttiva annua di turbine a gas di taglia media da circa 50 unità nell'esercizio 2025 a circa 80 nell'esercizio 2026, con ulteriore capacità per le turbine di grande taglia attesa dal 2027. Anche la divisione Grid Technologies ha beneficiato della stessa dinamica, con ordini in crescita del 28% a 5,4 miliardi di euro, trainati dalla domanda di trasformatori legata a data center ed espansione delle reti elettriche. Il dato probabilmente più sorprendente riguarda però Siemens Gamesa, la divisione eolica: dopo 15 trimestri consecutivi in perdita, ha riportato un risultato positivo per la prima volta dal quarto trimestre dell'esercizio 2022. Alla luce di questi risultati, il gruppo ha confermato la guidance per l'intero esercizio 2026 (crescita dei ricavi comparabile del 14-16%, utile netto attorno ai 4 miliardi di euro, flusso di cassa libero ante imposte di circa 8 miliardi), indicando che il margine di profitto tenderà verso la parte alta della forchetta 10-12% precedentemente indicata.
Dopo il forte rialzo del titolo, attenzione ai prossimi sviluppi societari
Il titolo Siemens Energy ha registrato una significativa performance positiva negli ultimi anni. Partito da un minimo storico di 6,40 euro nell'ottobre 2023, ha toccato un massimo di 191,66 euro il 24 aprile 2026, per poi ripiegare nelle settimane successive. Alla vigilia della riunione il titolo trattava attorno ai 151-153 euro, un livello che restava comunque circa il 20% al di sotto rispetto al massimo di aprile.
È proprio in questo scarto tra fondamentali e prezzo che si concentra l'attenzione degli analisti: il consensus resta orientato al "Buy", con un target price medio attorno ai 196-197 euro, che implicherebbe un potenziale di rialzo superiore al 20% rispetto ai livelli attuali. A supportare ulteriormente la view degli analisti concorrono i dati stessi della trimestrale: l'utile per azione base è salito a 1,28 euro (da 0,71 euro un anno prima), superando di circa il 10% le attese, mentre il flusso di cassa libero ante imposte ha raggiunto 2,3 miliardi di euro, oltre cinque volte il livello dello stesso trimestre dell'anno precedente. Il gruppo ha inoltre completato a metà agosto un buyback da 1 miliardo di euro, pari allo 0,75% del capitale.
Il quadro, tuttavia, non è privo di incognite. Se da un lato il consiglio di sorveglianza ha ora chiarito la direzione strategica sulla divisione Transformation of Industry, dall'altro restano ancora da definire elementi cruciali: la dimensione esatta della quota da cedere, l'identità degli eventuali investitori o la struttura dell'operazione sul mercato dei capitali, e soprattutto i tempi di realizzazione, che il gruppo stesso non ha ancora precisato. A ciò si aggiunge il fatto che il management ha già segnalato attese di un quarto trimestre stagionalmente più debole. Il titolo, dopo un rialzo di questa portata in quasi tre anni, sconta inoltre valutazioni già elevate, e resta da vedere se il segmento Siemens Gamesa, tornato in utile solo ora dopo quattro anni di perdite, riuscirà a confermare la svolta in modo duraturo. La scorporazione della divisione turbine a vapore rappresenta quindi un passo strategico dichiarato ma ancora da tradurre in dettagli operativi concreti: una futura cessione o quotazione a una valutazione elevata semplificherebbe la struttura del gruppo e potrebbe favorire una rivalutazione di mercato del core business a più alto margine, ma l'assenza di una tempistica definita resta, allo stato attuale, il principale fattore da monitorare per chi guarda al titolo in un'ottica di investimento. Permangono, però, alcuni elementi di incertezza, tra cui l'evoluzione della domanda nei mercati finali serviti dal gruppo, l'andamento delle diverse divisioni operative e la capacità di confermare nel tempo i recenti miglioramenti registrati in alcune attività.
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