Nessuno stallo per il mercato del lavoro USA
La settimana appena passata è stata ancora una volta dominata dalle tensioni in Medio Oriente, con lo stallo nei negoziati tra Stati Uniti e Iran che ha condizionato il sentiment degli investitori. Sul fronte dei dati macro, il mercato del lavoro USA si è mostrato ancora solido. Le Non Farm Payrolls sono aumentate di 172.000 unità, in leggero calo rispetto alle 179.000 riviste al rialzo di aprile e molto al di sopra delle attese a 80.000 unità.
Come previsto, il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 4,3%. I funzionari della Fed saranno quindi focalizzati sul fastidioso problema dell'inflazione, che ha in gran parte escluso la prospettiva di ulteriori tagli dei tassi di interesse. Guardando al Vecchio Continente, l'inflazione dell'Eurozona è salita al 3,2% a maggio, ben al di sopra dell'obiettivo del 2% della BCE, trainata da una crescita a due cifre dei prezzi dell'energia. I dati del CPI hanno consolidato le aspettative di un aumento dei tassi di interesse dello 0,25% in occasione della riunione della BCE in agenda giovedì. L'attenzione degli operatori sarà rivolta in particolare alla conferenza stampa della presidente Christine Lagarde, in cerca di indizi sul percorso della politica monetaria.
Appuntamenti Macro
| Lunedì 08/06 | La settimana inizia con il dato finale sulla crescita economica giapponese e con gli ordini alle fabbriche tedesche. Attenzione anche all'indice elaborato da Sentix sulla fiducia degli investitori di Eurolandia. |
| Martedì 09/06 | Da Cina, Germania e Stati Uniti sono in arrivo gli aggiornamenti sul saldo della bilancia commerciale. Le autorità tedesche pubblicheranno anche i numeri sulla produzione industriale mentre l'agenda statunitense prevede anche l'indice delle piccole imprese e le vendite di case esistenti. |
| Mercoledì 10/06 | Nel corso della prima parte riflettori puntati sulla produzione industriale italiana mentre nel pomeriggio sarà la volta dell'inflazione a stelle e strisce. Si riunisce il board della Bank of Canada. |
| Giovedì 11/06 | È il gran giorno della riunione del board della Banca Centrale Europea e della conferenza stampa di Christine Lagarde. L'agenda statunitense prevede i prezzi alla produzione e le nuove richieste di sussidio di disoccupazione. |
| Venerdì 12/06 | La settimana si chiude con l'inflazione tedesca e con i dati britannici su crescita dell'economia e produzione industriale. L'Università del Michigan diffonde la stima preliminare sul sentiment dei consumatori statunitensi a giugno. |
BCE: la polizza anti-inflazione
Quando un rischio diventa troppo concreto per essere ignorato, si compra un'assicurazione. È ciò che la Banca Centrale Europea si appresta a fare l'11 giugno: un rialzo di 25 punti base, definito dagli stessi economisti dell'istituto un "insurance hike", una mossa difensiva prima che il danno diventi irreparabile. Il contesto è noto. La guerra in Medio Oriente e il blocco dello Stretto di Hormuz hanno spinto al rialzo i prezzi dell'energia (+10,9% annuo a maggio). L'inflazione nell'Eurozona è risalita al 3,2%, dal 3% di aprile, restando ben sopra il target BCE del 2%. Anche l'inflazione core ha sorpreso al rialzo, attestandosi al 2,5% contro il 2,4% atteso. La Commissione Europea ha rivisto le stime sull'inflazione 2026 dall'1,9% al 3%, riconoscendo che lo shock energetico sta modificando le prospettive in modo strutturale. I verbali della riunione di aprile mostrano un Consiglio direttivo già orientato verso una linea più restrittiva. Diversi membri avevano valutato un rialzo immediato, ritenendo che avrebbe inviato un segnale più forte. Fabio Panetta ha sottolineato che la persistenza del conflitto e i rischi per le forniture rendono necessario un intervento. I mercati hanno già recepito il messaggio: i derivati attribuiscono il 97% di probabilità a un rialzo che porterebbe il tasso sui depositi dal 2% al 2,25%. Ma le polizze assicurative non coprono tutto. Il costo in termini di crescita è già incorporato nelle stime. La vera incognita è se un solo rialzo basterà a stabilizzare le aspettative o se la BCE dovrà rinnovare la copertura nei prossimi mesi.
UniCredit: la vittoria di Orcel
A circa dieci giorni dalla conclusione dell'OPS, prevista per il 16 giugno, UniCredit ha raggiunto il controllo potenziale di Commerzbank. La scorsa settimana la banca guidata da Andrea Orcel ha comunicato di aver portato la propria partecipazione al 34,4% del capitale dell'istituto tedesco, oltre il target iniziale del 30%. Prima dell'operazione deteneva già il 26,8%; a questa quota si è aggiunto il 7,6% conferito all'Offerta Pubblica di Scambio. L'aspetto strategico è che UniCredit ha di fatto superato il 50% del capitale di Commerzbank. Decisiva la posizione in derivati, salita al 13,19%, cui si aggiunge un ulteriore 3,22% detenuto tramite altri strumenti finanziari. La quota complessivamente sotto il controllo della banca italiana raggiunge così il 50,67%. I numeri confermano il successo dell'operazione tedesca di Orcel, che ha completato il takeover con un esborso inferiore all'attuale valore di mercato di Commerzbank. In particolare, l'utilizzo di derivati cash-settled ha limitato il rischio di un costoso rialzo del prezzo d'acquisto. Secondo le stime, considerando la quota acquistata a 13,20 euro dal governo tedesco, gli acquisti sul mercato e la valorizzazione implicita nell'OPS, il prezzo medio di carico di UniCredit sarebbe compreso tra 22 e 24 euro per azione, contro una quotazione di circa 37 euro a Francoforte. Oltre alla rilevante plusvalenza potenziale, il controllo assembleare consentirà a UniCredit di accelerare l'integrazione transfrontaliera, superando le resistenze del board e delle istituzioni tedesche. Per gli azionisti, le prospettive restano favorevoli: le sinergie con HVB sosterranno RoTE e utile netto, contribuendo a mantenere una generosa politica di remunerazione. Con sinergie lorde annue stimate in 1,1 miliardi entro il 2030 e costi di integrazione una tantum di circa 1,6 miliardi, dal 2029 il nuovo gruppo dovrebbe accelerare la crescita dei ricavi grazie all'integrazione delle piattaforme e a un'offerta più ampia per imprese e clientela Private.
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Rischio con i prodotti a leva:
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