Pieno d’energia per i mercati
È stata una settimana all'insegna dei record per le Borse internazionali, con gli indici che a ogni latitudine hanno aggiornato i massimi storici. E se per Wall Street non è una novità, in Italia da segnalare l'approdo ai 50mila punti del FTSE Mib. Era dal 2000, quando il paniere di riferimento di Piazza Affari era ancora composto da 30 sottostanti, che il basket non toccava tali valori. A trainare l'ottimismo degli investitori il flusso di notizie proveniente dal Medio Oriente. Un cessate il fuoco duraturo appare nell'aria, con un accordo di principio che sarebbe stato raggiunto tra USA e Iran.
La fine delle ostilità e la conseguente riapertura dello Stretto di Hormuz ha inevitabilmente affossato le quotazioni del greggio, tornato sotto gli 88 dollari al barile. Un movimento che favorisce un nuovo re-pricing delle prospettive di politica monetaria, nonostante la tendenza rialzista dell'inflazione che sta emergendo sia in Europa che in America. E se il calo del greggio fa sperare in un raffreddamento dei prezzi nei prossimi mesi, questo si traduce tanto in un incremento della visibilità degli utili delle aziende quanto in un'ulteriore spinta per i titoli del comparto AI.
Appuntamenti Macro
| Lunedì 01/06 | Avvio di settimana all'insegna degli indici PMI manifatturieri, in versione finale, di Zona Euro, Gran Bretagna e Stati Uniti. Negli USA focus anche sull'indice ISM, mentre in Eurolandia l'appuntamento è con il tasso di disoccupazione e con gli aggregati che misurano l'offerta di moneta M3 e i prestiti ai privati. |
| Martedì 02/06 | Alle 11 focus sulla prima stima dell'inflazione europea nel mese di maggio. Dagli USA è in arrivo l'indice JOLTS, che misura le offerte di lavoro. Nonostante nel nostro Paese si festeggi la Festa della Repubblica, Borsa Italiana resterà aperta. |
| Mercoledì 03/06 | Focus sui PMI servizi, in versione finale, di Zona Euro, Gran Bretagna e Stati Uniti. Dagli USA sono in arrivo anche l'ISM e la stima ADP sulle buste paga del settore privato, mentre l'agenda europea prevede l'indice dei prezzi alla produzione. |
| Giovedì 04/06 | Eurostat diffonde l'indice che misura le vendite al dettaglio, mentre da Oltreoceano sono in arrivo, come ogni giovedì, le nuove richieste di sussidio di disoccupazione. |
| Venerdì 05/06 | La prima parte della seduta sarà movimentata dalle vendite al dettaglio italiane e dalla stima rivista del PIL di Eurolandia. Nel pomeriggio focus sulle non-farm payrolls statunitensi e sul tasso di disoccupazione della prima economia. |
Il paradosso di Fed e BCE
Nell'economia, i paradossi non sono rarità. Ma quello che si sta consumando tra Washington e Francoforte ha pochi precedenti: le due maggiori Banche centrali del mondo sembrano orientate a fare ciascuna l'opposto di ciò che i propri numeri suggerirebbero. Ad aprile l'inflazione nell'Eurozona si è attestata al 3%, contro il 3,8% degli Stati Uniti. Le previsioni di Bloomberg per il 2026 confermano il divario: 2,9% in Europa, 3,5% Oltreoceano. Sul fronte della crescita, lo scenario si ribalta: il PIL americano è atteso al +2,1% nel 2026, quello dell'Eurozona a un anemico +0,8%. Eppure è la BCE - con inflazione più bassa e crescita più fragile - a prepararsi a muoversi con più determinazione. I mercati prezzano un rialzo di almeno 50 punti base entro fine anno, con una prima mossa a giugno considerata ormai quasi certa. Il paradosso ha spiegazioni concrete. Primo: i tassi di partenza. La Fed è già al 3,5-3,75%, la Bce al 2%: Francoforte ha più margine per stringere. Secondo: il mandato. La Fed deve bilanciare inflazione e occupazione; la Bce ha un unico obiettivo: l'impronta culturale tedesca tratta l'inflazione come una minaccia esistenziale. Terzo: la politica. Trump preme per tagli, complicando la lettura indipendente della Fed. A Francoforte i falchi sono in vantaggio ed un rialzo "assicurativo" da 25 punti base a giugno appare lo scenario base: un segnale di determinazione, più che una mossa capace di incidere davvero sui prezzi.
Stellantis, il cambio di marcia
Marzo 2024-marzo 2026: un biennio durissimo per le sorti borsistiche di Stellantis, con le quotazioni nel periodo passate da oltre 27 euro ad azione ai 5,306 euro di poche settimane fa. Dietro questo crollo diversi fattori: la forte contrazione dei margini, il cash flow negativo, le ingenti svalutazioni da circa 22 miliardi di euro e la sospensione del dividendo nel 2026. Nel frattempo intorno alla casa automobilistica italo-francese molto è successo. In primis il cambio al vertice, con il passaggio di consegne dal portoghese Tavares all'italiano Antonio Filosa. Arrivato al comando in un momento particolarmente complicato per tutto il comparto automotive europeo, il manager napoletano a poche settimane dal primo anno alla guida di Stellantis ha firmato il nuovo piano strategico. Denominato FaSTLAne 2030, prevede 60 miliardi di investimenti nel prossimo quadriennio. Impegni rivolti alla riproposizione dell'offerta commerciale, con oltre 60 nuovi modelli che dovrebbero essere sviluppati. Un restyling che vedrà concentrare il 70% dello sforzo nei quattro brand globali chiave: Jeep, Ram, Peugeot e Fiat. Questo anche per ottimizzare le economie di scala e migliorare su quella marginalità che nel piano dovrebbe ritornare al 7% dal -0,5% dello scorso anno. Al di là dei numeri, la firma più importante di Filosa è il cambio di strategia: dal dogma dell'elettrico puro a un approccio multi-energia e all'efficienza del capitale. A regime la gamma di Stellantis includerà 29 modelli elettrici, ma anche 39 motorizzazioni tradizionali e 39 varianti ibride. Pur potendo beneficiare di quella crescita dei volumi dei veicoli elettrici che dallo scoppio del conflitto in Iran sta caratterizzando le immatricolazioni, questo cambio di strategia riduce la dipendenza dal solo comparto EV. I multipli, che dopo la contrazione dell'ultimo biennio sono diventati accattivanti specie in ottica prospettica considerando raggiungibili gli obiettivi del piano industriale, potrebbero essere un ulteriore stimolo per il mercato.
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Rischio con i prodotti a leva:
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